Gioco
Il Consiglio di Stato le dà ragione l’ateneo non esegue la sentenza
Prima la selezione in cui vince la moglie del prof del dipartimento, poi il concorso bis che resta a lungo bloccato e infine riparte con nuovi criteri di valutazione
LIVORNO. Non è bastato che il Consiglio di Stato le desse ragione: non avrebbe dovuto esser superata nella selezione per un posto di ricercatore a tempo indeterminato alla clinica medica del dipartimento di scienze veterinarie perché la vincitrice non poteva, per legge, essere assunta nello stesso dipartimento in cui insegnava il marito. Ma l'ateneo pisano non ha dato seguito alla sentenza: non ha annullato l'esito di quel bando e nemmeno ha fatto ripartire quel concorso.
All’origine di tutto questo dopo c’è il ricorso di Alessandra Gavazza, 51 anni, studiosa livornese, da cui è partita questa ingarbugliata vicenda giudiziaria che riguarda un bando di nove anni fa per un posto a tempo indeterminato nel team di ricerca di clinica medica veterinaria.
Alla fine non è stato cancellato il decreto d’assunzione della vincitrice: lei è rimasta in sella, il colpo di spugna invece è stato passato per eliminare quel concorso controverso. Figurarsi che in uno scenario in cui ciascun ateneo e, dentro ogni università, ciascun dipartimento farebbe l'impossibile per avere mezzo posto in più, ecco che si scopre di non aver più bisogno di quel posto e, bel bello, vi si rinuncia. Al tirar delle somme, è come se semplicemente non fosse mai successo nulla. Anzi, proprio nulla no: intanto, la vincitrice (illegittima, secondo il Consiglio di Stato) della selezione del 2010 ha assunto un ruolo importante all'interno di quel settore dell'ateneo (nel 2016 è stata promossa al rango di professore associato e nel 2018 è diventata direttore sanitario dell'ospedale didattico). Beninteso, si tratta di una brillante studiosa ma, dopo una decisione di segno opposto del Tar nel 2015, il Consiglio di Stato ha ribaltato il giudizio tenendo a sottolineare che la legge vieta l'assunzione di parenti fino al quarto grado proprio per stroncare sul nascere i sospetti di favoritismi: e qui stiamo parlando di un prof e una candidata che al tempo della pubblicazione del bando erano conviventi.
Basta così? Evidentemente no: al successivo concorso per un posto da ricercatore a tempo determinato Gavazza - che nel frattempo è andata a lavorare all'Università di Camerino - si ripresenta, forte anche del fatto che man mano il suo curriculum si è infittito di pubblicazioni, di un particolare riconoscimento europeo e dell'idoneità a professore associato. Peccato, perché il karma dev’essere particolarmente avverso a Gavazza. Il concorso numero 2 si impantana in una serie di impicci, la procedura va in tilt: rimandata la prova orale una prima volta, a fine giugno la seduta d’esame salta benché candidati e commissari siano presenti. Cos’è accaduto? Sfortuna vuole che uno degli esaminatori presenti seduta stante le proprie dimissioni. Con la conseguenza che quel concorso è ancora aperto, mentre tutti gli altri della stessa tornata nelle altre facoltà sono già chiusi da tempo: e vedremo come finirà.
Neanche la richiesta al comitato etico dell'Università in precedenza era andata a buon fine: prima, come tanti altri soggetti di questo puzzle, si è dimenticato di rispondere, poi dopo l'ennesimo sollecito stabilisce che tutto resta sospeso in attesa del pronunciamento della giustizia. Infine, quando la giustizia si fa sentire, il comitato etico si scorda di quel che aveva detto e tace. Nel frattempo sono cambiati rettore, prorettori, direttori e via elencando. Il muro di gomma no, è rimasto. —
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