Il Tirreno

Livorno

Muore a 28 anni dopo il furto: l'inseguimento e lo schianto fatale con il motorino

Stefano Taglione
Muore a 28 anni dopo il furto: l'inseguimento e lo schianto fatale con il motorino

Livorno, il giovane aveva rubato 150 euro di fondo cassa dalla Baracchina Azzurra e nella fuga è finito contro un’auto parcheggiata. Inutile la corsa in ospedale

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LIVORNO. Era sprofondato nel tunnel della cocaina. Ma grazie all’aiuto dei genitori forse sarebbe tornato a sorridere. Mettendosi alle spalle quel brutto passato fatto di droga e rapine. Un passato che purtroppo è tornato a materializzarsi nella notte fra lunedì e ieri, uccidendolo a soli 28 anni. È morto per sfuggire alle volanti della polizia di Stato Michael Del Vivo, giovane livornese che viveva in via dei Sette Santi insieme al padre Massimiliano, al fratello Andrea e alla mamma Rita Salvi. Il ragazzo – avrebbe festeggiato il suo ventinovesimo compleanno il primo luglio – secondo quanto accertato dagli agenti aveva appena infranto una vetrata della Baracchina Azzurra di Marco Cangemi, rubando il cassettino del registratore di cassa con dentro 150 euro, trovato poi sul luogo dell’incidente.

Del Vivo lunedì sarebbe dovuto entrare in una comunità di recupero della Valdinievole, proprio per disintossicarsi dagli stupefacenti. Ce la voleva fare. E i genitori erano quasi riusciti a fargli iniziare la terapia. Ma la fuga su un motorino rubato in via Marradi – in uso alla figlia sedicenne della farmacista di Pontasserchio Azzurra Macchi – lo ha portato via. Michael, purtroppo, è morto dopo essersi schiantato contro un’auto in sosta in via Federico Antonio Ozanam, ad Antignano. Per tirarlo fuori c’è voluto l’intervento dei vigili del fuoco, sul posto insieme ai soccorritori della Misericordia di via Verdi e a quelli della stessa associazione di Antignano.

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L’allarme alla Baracchina Azzurra scatta a mezzanotte e 50. Una volta partita la telefonata automatica – inoltrata anche ai carabinieri – il titolare apre un’applicazione del cellulare guardando le immagini in diretta: dentro il suo locale c’è un ladro con un giubbotto. Sta smontando la cassa. Solo dopo, lui e i poliziotti scopriranno che è il giovane morto nell’incidente. I militari dell’Arma, che non sono di pattuglia in quella zona, avvertono quindi la questura. Con l’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico che manda sul posto tre volanti: due per inseguire il ladro, mentre l’altra va in viale Vespucci, fuori dal bar.

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L’inseguimento è drammatico. La prima auto degli agenti vede un uomo in motorino. Sta andando a zig-zag e appena sente le sirene accelera. Vuole scappare con i soldi, sul mezzo rubato (non si sa da chi) nella notte fra venerdì e sabato scorsi in via Marradi, con la denuncia presentata lo scorso fine settimana ai carabinieri della stazione di Pontasserchio, nel comune pisano di San Giuliano Terme.

È un Piaggio Liberty, un cinquantino. I poliziotti lo inseguono. Del Vivo va veloce. Da viale Vespucci entra in via dell’Elba, poi in via del Littorale. La folle curva contromano in via Ozanam, dove la volante lo affianca intimandogli l’alt e lui sbatte prima su un’auto in sosta, poi su quella della polizia e infine sull’ultima macchina – di una famiglia che abita a pochi metri di distanza – rimanendoci incastrato. Morirà alle 2,45 al pronto soccorso, dopo essere arrivato all’ospedale in condizioni disperate.

La folle corsa dei vigili del fuoco per estrarlo vivo dal mezzo e dei volontari della Misericordia purtroppo non è bastata. La sua giovane vita è terminata lì, per 150 euro. Il sostituto procuratore Massimo Mannucci – il pm di turno – ha disposto per oggi l’autopsia. Sul caso, infatti, è stato aperto un fascicolo. Intanto i carabinieri, che procedono nelle indagini sull’incidente e hanno svolto anche i rilievi, sequestrano le macchine coinvolte. C’è anche la Volkswagen Touran del giurista della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, il professor Emanuele Rossi, svegliato alle tre del mattino dai poliziotti che lo informano dell’auto sfasciata al culmine dell’inseguimento.

Almeno sette, infatti, sarebbero stati i mezzi distrutti. A raccontarlo sono i residenti di via Ozanam, rimasti scioccati dal quel tonfo sordo udito nel cuore della notte. «Mi sono affacciata – racconta una signora – e c’era il sangue dappertutto. Non lo scorderò mai».

Niente in confronto allo strazio per la morte di Michael, un ragazzo che nonostante le ombre del passato – i soldi racimolati grazie ai furti e agli scippi li utilizzava per comprarsi la droga, perché ne era dipendente – voleva tornare a sorridere. Dimenticando gli errori, quel periodo passato alle Sughere dopo la condanna definitiva a tre anni di reclusione a causa della lunga serie di borseggi ad opera di una banda – quella dello “Scarabeo” – composta anche da minorenni e di cui, secondo gli inquirenti, lui era il capo.

Ma Michael – il cuore sempre in famiglia, calcio e pesca fra le sue passioni – nel suo palazzo, in via dei Sette Santi, era benvoluto da tutti. E ieri i condomini non facevano altro che piangere. Mentre fuori una processione di amici e parenti faceva la spola per abbracciare i genitori rimasti senza il loro primogenito. Massimiliano e Rita, il cui unico obiettivo era salvare il loro ragazzo vittima della droga.
 

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di Redazione web