Il Tirreno

Livorno

GUARDIA DI FINANZA 

A caccia degli invisibili agli occhi del fisco Scovati 3 che hanno dichiarato reddito zero

Mauro Zucchelli
A caccia degli invisibili agli occhi del fisco Scovati 3 che hanno dichiarato reddito zero

Erano spariti i guadagni di un rappresentante (156mila euro), un intermediario (82mila) e un procacciatore (230mila)

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Dipenda dalla crisi che ha mandato a bordo ring tante imprese incapaci di restare a galla oppure sia colpa della voglia di furbata “contagiata” dall’ex collega che l’ha fatta franca o, al contrario, di una miglior capacità della Guardia di Finanza di passare al setaccio, fatto sta che anche nel nostro territorio si moltiplicano i casi di persone che cercano di risultare del tutto invisibili agli occhi del fisco. Ecco come si fa sparire l’imponibile, si dribbla il pagamento di tasse e si trasforma l’introito lordo in guadagno netto.

Le Fiamme gialle hanno messo in pista una serie di controlli con il personale in forza al comando provinciale e ai reparti alle dipendenze dal locale gruppo, dalla compagnia di Piombino a quella di Portoferraio, dalla tenenza di Cecina alla prima e alla seconda compagnia (porto) fino al nucleo di polizia economica e finanziaria di Livorno.

Ecco che sono saltate fuori le storie di alcuni evasori totali stanati dal lavoro degli 007 della Finanza. A cominciare dal rappresentante di commercio, 45 anni, livornese che dal 2013 al 2017 – si è messo in tasca oltre 156mila euro, ma tutte al nero: in pratica, dicono dal quartier generale della Gdf, uno stipendio di 2.600 euro completamente esentasse.

Idem nella zona di Rosignano per un cinquantenne, professione intermediario nel commercio di carni fresche e congelate: nell’arco di un quinquennio ha nascosto al fisco oltre 82mila euro di incassi.

Sempre sul fronte dell’intermediazione commerciale, ecco un’altra storia di invisibile al fisco: riguarda un cittadino thailandese di 29 anni, zona Cecina, mestiere procacciatore d’affari. Dal 2014 al 2017 ha girato al largo dall’Ufficio delle imposte evitando di dichiarare 230mila euro di redditi e cercando di scansare il pagamento di 35mila euro di Iva.

Non è totale ma quasi l’evasione fiscale della quale è accusata una autoscuola: secondo la Guardia di Finanza ha rinnovato 8mila patenti a conducenti di autocarri e pullman e solo in 200 casi aveva fatto la ricevuta fiscale. In pratica: ogni 40 patenti, faceva una ricevuta (e per le altre 39 no). Risultato: aveva cercato di rendere invisibili agli occhi del fisco redditi per 160 mila euro e aveva evaso 35mila euro di Iva.

Sono questi gli ultimi casi di una lunga lista. Basti pensare che nel giugno scorso, presentando il bilancio degli ultimo anno e mezzo di attività, in occasione della celebrazione del 244° anniversario della fondazione delle Fiamme Gialle, era stato sottolineato che erano stati scovati 243 evasori totali, altri 32 come “paratotali” (cioè per nascondendo più del 50% del reddito realmente conseguito). Oltre a 49 società fantasma create per fregare l’Erario con crediti fasulli.

Un bella impennata, se pensiamo che negli anni precedenti, in occasione della stessa ricorrenza del corpo, le cifre viaggiavano su standard ben più bassi: nella festa del 2017 i dati si attestavano su 70 evasori totali e neanche una dozzina fra i “paratotali”. Nella prima metà del decennio, anche meno: 42 nel 2014, 31 la cifra fornita nel 2013, 4 ancora prima.

Le indagini – spiega il tenente Alberto Stabile, comandante della 1ª Compagnia Gdf – tengono d’occhio qualsiasi passaggio di denaro tracciato, a cominciare dagli estratti conto (anche di familiari), e lo incrociano con livelli di reddito e standard di spesa. Chi cerca di farla franca in cosa spera? Nell’anonimato dei grandi numeri. E nel fatto che, anche una volta scovati, non è semplice riuscire a farsi dare i soldi evasi: spesso si sono liberati di qualsiasi proprietà e si presentano come nullatenenti.

Se saltiamo dall’evasione dell’Irpef a quella riguardante i contributi, ecco il caso di un’officina meccanica gestita da un livornese di 56 anni: il sopralluogo dei finanzieri l’ha scoperto mentre stava tenendo al lavoro un uomo che non era stato assunto con regolare contratto di lavoro. Scena analoga anche in un ristorante, anche in questo caso livornese: multa di 6mila euro alla titolare sessantatreenne dopo che i militari della Guardia di Finanza hanno trovato, fra gli addetti al lavoro nel locale, quattro addetti impegnati come aiuto cucina risultati al nero.

Quanto alla sicurezza dei prodotti, vanno segnalati due negozi finiti nel mirino perché sugli scaffali è stata trovata merce con etichettature inadeguate o insufficienti: parliamo in particolare di confezioni di bastoncini per gli orecchi. Quest’operazione ha portato al sequestro di 20mila articoli sia a un 60enne residente a San Vincenzo che a un cinese di Campiglia Marittima.

Il bollettino delle Fiamme Gialle mette infine l’accento sulla lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti, dopo il maxi-sequestro dei sei quintali e mezzo di cocaina in porto. Viene segnalato l’arresto di due ventitreenni livornesi: erano in zona portuale-industriale e i cani anti-droga hanno scovato l’etto di hashish che nascondevano in tasca. Sequestrata poi altro stupefacente tanto in una baracca tra la vegetazione che a casa: in tutto mezzo chilo di cannabis. —

Mauro Zucchelli



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web