Gioco
FdI tra gli inquilini delle case popolari dove si vive nella muffa
La chiamano emergenza abitativa in via Garibaldi 441. Ma basta raggiungere passando dal tunnel che immette nella corte al cui interno ci sono diversi palazzi, e ti accorgi che non è solo un problema del civico in oggetto. E la parola usata, emergenza, è puro eufemismo. Gli ambienti sono insalubri per grandi e piccini, l’umidità non solo si nota entrando negli appartamenti, la muffa rende anche l’aria irrespirabile ed attacca tutto quanto. Mobili, pareti, scarpe, alimenti. A raccogliere le rimostranze di queste famiglie c’è una delegazione di Fratelli d’Italia, guidata dal candidato sindaco Andrea Romiti. «Ennesima ingiustizia sociale di cui siamo testimoni. Onesti cittadini sistemati in tuguri, a fronte dei furbi che sfondano occupando in modo abusivo le case popolari. E Nogarin cosa fa?». Dice Grazia Montuori che risiede al terreno con il marito Maurizio Di Fraia ed il figlio Luca: «Denuncio la situazione che è diventata impossibile. L’appartamento è di 35 metri quadri, prima ero al secondo piano dello stesso palazzo ed era di 26. Chiesi il cambio per via dell’umidità e dove il gatto fu la prima vittima, ammalandosi di pleurite e consumando in un colpo solo tutte le sette vite». Montuori continua, voce flebile e disperata. «Alcune volte ho subìto il ricovero in ospedale per la polmonite. Come premio, ci hanno avvicinati alla fonte d’acqua». Invita ad entrare per verificare. In camera, giornali a terra per assorbire l’acqua, le porte e gli imbotti in legno sono tutti macchiati, non c’è un mobile che si salvi, chiazze presenti da tutte le parti, compreso dove si trovano le prese di corrente. Scarpe, vestiti, borse, hanno segni evidenti di muffa, così come le focacce del supermercato, ormai verdi, ricoperte da spugnosi miceli che si riproducono per mezzo di spore e il normale zucchero semolato nel barattolo, diventato un blocco unico, non è più bianco ed assume un colore giallastro.
«Una volta assegnata la casa al terreno, non potei rifiutare. Avremmo perso il diritto e avremmo dovuto dormire in macchina. Per l’assessore al sociale e Casalp, dobbiamo stare in coda. Una coda lunga, che per noi non finisce mai. Mio figlio ha lavorato per sei mesi al Conad, percependo in totale 1800 euro, e per questo motivo ci hanno tolto 3 dei 7, 5 punti che avevamo in graduatoria». Ci sono altre persone riunite; alcune, con figli piccoli in braccio. Chiara Santerini è vicina dei Di Fraia.
«Dopo tanto tempo che chiedevo interventi, ho fatto lavori che non ci competevano. Unico modo per cercare di salvaguardare la salute mia, di mio marito e dei miei due figli. Un maschio di 14 mesi ed una femmina di sei anni. Soldi spesi inutilmente, perché l’umido è destinato a ripresentarsi». Il bagno è un florilegio di muffa e le immagini sono inequivocabili. Donatella Riccomini sta al numero 5 di via Giordano Bruno, un immobile a pochi metri da quello osservato. «È tutto un schifo. Dilagano sporcizia e siringhe, in mezzo ai figlioli. Se ti cade un panno steso, meglio buttarlo via. Non me ne giovo».Michael Pagnini è con il suo piccolo e gli dà da bere. «La situazione è cristallizzata, nulla cambia. Abbiamo presentato documentazione del pediatra, mio figlio è a rischio malattie, ma non ci considerano». —
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