Il Tirreno

Livorno

Studente offeso in classe: «La scuola ci aiuti a far tornare nostro figlio in aula»

Studente offeso in classe: «La scuola ci aiuti a far tornare nostro figlio in aula»

Livorno, la famiglia dello studente presunta vittima di offese «Servono percorsi di inclusione e non disinteresse»

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LIVORNO. «Non cerchiamo giustizia, ma vogliamo solo chiarire quello che è accaduto per capire se mio figlio può continuare a stare in quella classe e no: continuiamo a chiedere alla scuola di indire un consiglio di classe straordinario». Così il padre dello studente autistico presunta vittima di offese in un istituto superiore della città. Lo sostiene la famiglia. La storia fa il giro di mezza Italia sul web attraverso la denuncia su Facebook del fratello maggiore. Poi il tam tam mediatico con scritte, sempre su Fb, a sostegno dello studente. Con l’appoggio di diverse associazioni tra le quali il sito “Per noi autistici” su cui lancia un appello anche il giornalista e voce di Radio24 Gianluca Nicoletti. 

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«SCUOLA E DISINTERESSE»

La famiglia torna a parlare per ribadire la volontà di trovare una soluzione al fatto che il figlio da una settimana non sta più frequentando l’istituto. «Per un ragazzo con i problemi di mio figlio l’interrompersi della routine è deleterio: la scuola sta mostrando il totale disinteresse nei confronti di mio figlio, non ci ha contattati per sapere perché non va più a scuola nonostante sia minore e quindi nell’obbligo scolastico». I genitori vogliono scusarsi rispetto a messaggi audio offensivi- scoperti grazie all’insegnante di sostegno - che il figlio ha inviato nella chat di classe. «Segno di un disagio che sta vivendo da tempo».

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L’ISTITUTO SAPEVA

La famiglia chiama il Tirreno per smentire categoricamente quello che la scuola ha dichiarato al giornale della città: «Non è vero che la scuola non sapeva e ha appreso la storia dai social: è vero, noi non abbiamo formalizzato loro quello che è accaduto ma neppure ce lo hanno chiesto. E allora come mai dopo che il 27 di febbraio mia moglie ha riferito verbalmente che a nostro figlio era stato detto “Handicappato di m” e altre offese, l’istituto si è subito mosso per ascoltare studenti, genitori e docenti? Abbiamo mail dalla coordinatrice del sostegno e della vicepreside dove ci informa che a loro non è risultato niente il 28 di febbraio, quindi sapevano, mio figlio ha scritto su Fb il 1 marzo». La famiglia vuole andare oltre: «Basta con i formalismi, cerchiamo una soluzione: abbiamo chiesto alla scuola un consiglio di classe straordinario che è l’organo deputato per trattare questo argomento ma invece ce lo negano. Sulle linee guida del bullismo si dice che basta una segnalazione verbale per agire».

CAMBIO DI SEZIONE

La famiglia ribadisce la volontà di cambiare sezione. «Anche nei Pei abbiamo più volte segnalato che, nonostante alcuni miglioramenti, mio figlio non è integrato. I compagni non vogliono farsi toccare e non parlano con lui. La scuola dice che quella era l’unica sezione disponibile quando a ottobre abbiamo chiesto di tornare a quella scuola, dopo aver lasciato un altro istituto perché anche lì mio figlio è stato vittima di bullismo, tutt’ora al vaglio della Magistratura». La famiglia ammette di aver accettato quella classe con tanto di firma. «Se mio figlio non potrà cambiare sezione, chiedo, almeno alla scuola che siano fatti progetti educativi e campagne per formare i suoi compagni e tutti gli studenti alla cultura dell’inclusione».
 

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di Redazione web