Gioco
Così lo strapaese insegna alla città che la politica non è solo faide
Gli avversari che si parlano anziché insultarsi (e magari provano a risolvere i problemi)
IL CASO
Alla presentazione della lista “Collesalvetti Civica” siede in platea il medico pediatra Enrico Frontini, figura simbolo (ma non candidato sindaco) di un'altra lista civica, “Cittadini in Comune per Collesalvetti. E’ una persona molto amata dalla comunità locale e non desta meraviglia che il leader della lista civica, Dario Fattorini, suo avversario in questa campagna elettorale, lo saluti con grande cordialità. Anzi, è difficile dire anche che sia in platea perché sia al bar Gigi, i cronisti stanno là dov’era previsto che sedessero i candidati. E le sedie sono messe un po’ come succede in un bar. Insomma, ce n’è di che far saltare la liturgia consueta.
Figuriamoci quando Fattorini dice che con Frontini molte battaglie sono comuni, poi Frontini inizia a chiedere al “nemico” politico cosa pensa di fare con la raccolta dei rifiuti, Fattorini (che è anche consigliere comunale Pd) invece di mettersi la giacchetta di partito, ammette che ci sono state troppe lentezze nel passaggio al porta a porta, non lo convince il modello seguito da Livorno, «io spero che sì arriveremo ultimi ma potremo imparare dagli errori degli altri e magari, chissà, diventare per loro un esempio». Frontini gli dà ragione. Incredibile a dirsi: parlano dei problemi e di come risolverli, non saranno d’accordo su tutto ma le frasi non sono un fuoco incrociato di allusioni, mezzi ricatti, messaggi in codice ai compagni di partito, al cugino di uno degli avversari o alla cognata del barista...
Il fotogramma successivo è Beppe Iurescia, una vita a destra che forse più destra non si può, avversario dichiaratissimo tanto di Frontini che degli esponenti della lista civica di centrosinistra. «Tanto non ce la fate», grida sorridendo in un mezzo romanesco. Gli altri notano che perfino «uno nero come te a Collesalvetti va in giro tutto rosso» facendo riferimento al colore della sua 500X.
Insomma, scene di strapaese: Peppone, don Camillo e tutto il resto ma mezzo secolo più tardi. Però forse non è solo questo.
Inutile immaginare che Collesalvetti sia il regno delle anime belle e che nessuno faccia sgambetti a nessuno. Ma è qui che la stagione dei governi stile Unione (Ulivo più Rifondazione) è durata più che altrove, mentre a Livorno non se n’è sentito neanche l’odore di lontano. E’ qui che il ritorno di una ragazza colligiana dal Mit di Boston richiama alla sala spettacolo tanta di quella gente che a Livorno, in proporzione, bisognerebbe riempire lo stadio Armando Picchi, compreso il tetto sopra la tribuna.
Potrebbe semplicemente essere un modo “normale” di fare politica: Fattorini , presentando la lista, l’aveva chiamata «far politica con il sorriso». Lo diceva anche Renzi eppure si vedeva chiaro chi stava nel “giglio magico” e chi no. Però è un messaggio: si fa una fatica inutile a ringhiare 24 ore su 24. —
Mauro Zucchelli
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google