Il Tirreno

Livorno

l’ex viceprefetto 

Daveti condannato a quattro anni e otto mesi

S.T.

Sentenza per associazione a delinquere e altri reati per colui che veniva ritenuto il “vicerè” dell’isola. Condanne anche per altre tre persone

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LIVORNO. Un uomo che avrebbe dovuto rappresentare lo Stato, il viceprefetto dell’isola d’Elba, a capo di un’associazione per delinquere. È questo il significato della sentenza pronunciata ieri dalla giudice del Tribunale di Livorno, Elena Nadile. Quattro anni e otto mesi di reclusione per l’ex “vicerè” dell’isola, Giovanni Daveti. Tre anni e otto mesi per Gian Carlo Cappelli. Due anni per Mattia Boschi, con pena sospesa, e un anno e otto mesi di reclusione per Vitantonio Danese.

Si chiude così – in rito abbreviato – il processo di primo grado per il funzionario dello Stato che era finito in carcere lo scorso 31 maggio nel suo ultimo giorno di lavoro a Livorno, prima di andare in pensione. Daveti – difeso dagli avvocati Massimo Girardi e Claudio Altini – da qualche giorno si trova agli arresti domiciliari e deve indossare obbligatoriamente il braccialetto elettronico.

Nella sentenza letta ieri pomeriggio dalla giudice per l’udienza preliminare si conferma l’ipotesi del procuratore Ettore Squillace Greco, secondo cui un uomo dello Stato – appunto Daveti – sarebbe stato a capo di un’associazione per delinquere nella quale, secondo i magistrati, era coinvolto anche un appartenente alla ’ndrangheta, il sessantaduenne calabrese Giuseppe Belfiore. Per l’ex viceprefetto il Tribunale ha disposto, per due anni, anche l’interdizione dagli uffici direttivi e delle imprese. E sempre per lo stesso periodo non potrà contrarre con la pubblica amministrazione. Per tre anni, inoltre, resterà interdetto dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, mentre non potrà avere alcun ruolo come componente delle commissioni tributarie.

Daveti era accusato di associazione per delinquere, essendo considerato insieme a Belfiore (per la procura esponente di una famiglia legata alla ’ndrangheta) ideatore, promotore e capo di un gruppo criminale composto da nove elementi, responsabile di vari delitti, a partire dall’evasione dei diritti doganali fino al falso in documenti pubblici. Tutto è iniziato all’Elba. Un banale controllo sulle anomalie edilizie per il rilascio di autorizzazioni per il parcheggio della spiaggia di Capobianco. Da lì il telefono dell’ex “viceré” dell’Elba – soprannome indicato dalla guardia di finanza – fu messo sotto controllo. Aprendo la strada alla scoperta di quella che secondo l’accusa era un’organizzazione criminale complessa. Un’associazione a delinquere finalizzata a evasione fiscale, contrabbando e frode sulle accise. Perfino alle minacce con gli esplosivi. Accuse pesantissime quelle mosse all’ex viceprefetto, che proprio dall’Elba avrebbe gestito il maggior numero di operazioni illecite.

Il 31 maggio scorso i militari delle Fiamme gialle di Portoferraio prelevarono l’ex funzionario dello Stato dal suo alloggio di servizio nella sede della prefettura in viale Elba, a Portoferraio. La Procura livornese aveva chiesto una pena di tre anni e otto mesi anche per Gian Carlo Cappelli, livornese di 53 anni e ritenuto un uomo di fiducia di Daveti; due anni e quattro mesi per Mattia Boschi (era accusato di essersi occupato con l’ex viceprefetto della società 2G creata per gestire i traffici illeciti di merce sottoposta ad accise); due anni, due mesi e 20 giorni per Vitantonio Danese (per l’accusa in affari con Daveti e Belfiore per la frode doganale e sulle accise).

Condanne solo per i quattro imputati che hanno scelto la formula del rito abbreviato, mentre sono stati rinviati a giudizio (per loro è già iniziata la fase dibattimentale) per altre sei persone: a partire da Belfiore, fino a Davide Alpi, Tonino Fellitto, Carlo Francesco Salomone, Giovanni Faiello e Giambattista Ancarani. —

S.T.

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