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Arrestato pony express della cocaina

Arrestato pony express della cocaina

Livorno, nei guai un giovane che consegnava a casa, nei pressi del luogo di lavoro o sul lungomare le dosi di cocaina ordinate

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LIVORNO. Arrestato "pony express" della cocaina: nei guai è finito un 21enne di nazionalità albanese domiciliato in città, sempre pronto - secondo i finanzieri che lo hanno seguito e poi fermato - a soddisfare le richieste della propria clientela e a consegnare, a seconda delle esigenze, a casa, nei pressi del luogo di lavoro o vicino ad una delle baracchine presenti sul lungomare le “dosi” di cocaina ordinate. Decine sono state le cessioni monitorate delle Fiamme Gialle, tutte confermate dalle dichiarazioni rese dagli acquirenti/assuntori la cui posizione è al vaglio della Prefettura per l’applicazione delle sanzioni amministrative per uso personale di sostanze stupefacenti.

A sorprendere il 21enne sono stati i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Livorno hanno dato esecuzione, nella mattinata di oggi, martedì 6 marzo, a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, Marco Sacquegna, nei confronti delcittadino albanese che in città  è risultato esercitare sistematicamente l’attività di spaccio di cocaina.

Nel corso delle attività di controllo economico del territorio e di repressione dei traffici illeciti, i finanzieri della sezione mobile sono stati attratti dalle frequentazioni del giovane che, seppure formalmente senza occupazione e, dunque, senza redditi, non sembrava avere difficoltà a reperire il denaro per rifornire di carburante l’autovettura e lo scooter con i quali era solito girare per le strade di Livorno.

Nel corso delle indagini, sviluppate sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica Massimo Mannucci, è emerso che in realtà, proprio quegli spostamenti erano collegati alla vera attività dell’albanese: come un vero “pony-express”, era sempre pronto a soddisfare le richieste della propria clientela e consegnare, a seconda delle esigenze, a casa, nei pressi del luogo di lavoro o presso una delle baracchine presenti sul lungomare le “dosi” di cocaina ordinate.

Proprio l’assenza di proventi leciti – il cittadino albanese non è nemmeno censito dall’Anagrafe tributaria – hanno consentito di dimostrare che l’unica fonte di sostentamento fosse ravvisabile nel traffico illecito di sostanze stupefacenti. Per questa ragione l'autorità giudiziaria ha ritenuto che l’applicazione della misura personale restrittiva fosse necessaria.

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