Il Tirreno

Livorno

Fondi Ue, a Livorno solo il 4% ma i progetti sono al top

Lucia Aterini
Fondi Ue, a Livorno solo il 4% ma i progetti sono al top

Distribuiti 53 milioni a fronte di un miliardo e 367 milioni dato alla Toscana Rossi: «La città è una malata in cura ma non ha un encefalogramma piatto» 

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Su un miliardo e 367 milioni che la Regione ha distribuito dal 2014 attraverso i fondi europei, solo 53 sono arrivati a Livorno. Vale a dire che la nostra provincia pesa per solo il 4 per cento. I motivi hanno diversa origine. Dal fatto che possono essere mancati progetti e idee, ma non solo perché nell’analisi dell’assegnazione ci sono anche altri denominatori importanti. La provincia non ha un tasso di industrie come, per esempio, l’area metropolitana di Firenze che riesce a captare la più grossa fetta. A Livorno il settore agricolo è meno forte che in altre zone e uno dei fondi Ue di rilievo è proprio per lo sviluppo rurale. Mentre, invece, qui c’è una vocazione verso il turismo, un settore che perà non ha requisiti così forti per guadagnarsi i soldi Ue.

In ogni caso, il presidente della Regione Enrico Rossi ha qualificato il livello degli investimenti delle aziende livornesi che ha ricevuto aiuto dall’Europa «di grande qualità» E aggiunge: «La provincia di Livorno è un malato ancora in cura, ma non ha un encefalogramma piatto». E alcuni di questi fiori all’occhiello livornesi hanno avuto un loro palcoscenico ieri durante la visita del presidente a Livorno.

In effetti nella gestione dei fondi europei, che sono di competenza delle Regioni, la Toscana si distingue da molte altre “colleghe” perché questi soldi riesce a distribuirli pur con una procedura complessa e tempi di attesa importanti. Almeno così è stato nel precedente settennio 2007-2013 quando ha speso il 118% dei fondi ricevuti. Cioé anche parte delle risorse che altre “colleghe” non erano riusciti a distribuire.

Rimane, però, il fatto che Livorno ha una parte minima nella torta Ue. Dal 2007 al 2013 qui sono stati distribuiti 121 milioni e dal 2014 ne sono stati dati 53 per 1.663 progetti.

Ora è in corso la programmazione 2014-2020 e in ogni caso le risorse si potranno spendere fino al 2022. Al momento a disposizione per la Toscana ci sono 792 milioni per il Fesr, Fondo europeo di sviluppo regionale calibrato per le aziende, con 445 milioni di risorse già impegnate; altri 732 milioni arrivano da il Fse, il Fondo sociale per la formazione e le scuole (321 milioni è la quota che è già stata spesa) e 949 milioni arrivano dal Feasr, il Fondo per lo sviluppo rurale, (601 sono i milioni già erogati).

Da qui la stoccata di Rossi contro gli euroscettici: «Molti pensano che l'Europa sia inutile. In tanti si lamentano che è lontana. Ma non è così, non è vero che a Bruxelles c’è solo burocrazia. L'Europa è vicina e basta farsi un giro in Toscana per rendersene conto». «Senza la linfa vitale iniettata negli ultimi quindici anni -aggiunge Rossi - sarebbe meno sviluppata, meno dinamica e meno coesa».

«Su questa Europa disseminata in ogni angolo della Toscana molte volte non cade l'occhio - spiega ancora - ignota secondo l'Eurobarometro al 60 per cento degli italiani che non conosce i fondi strutturali Ue, inutile per l'80 per cento di chi sa cosa siano». «Quest'Europa - va avanti il presidente della Toscana Enrico Rossi - vale con la quota statale e regionale lo 0,5 per cento del Pil toscano e con le risorse che aggiungono privati e altre istituzioni muove un punto e mezzo di Pil regionale. Non sono pochi e senza i fondi europei tante opere e iniziative non si sarebbero potute davvero realizzare».

Rossi ha poi sottolineato che i soldi «vengono concessi ai progetti di qualità e non a quelli per riempire i buchi di bilancio». —

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