Il Tirreno

Livorno

il caso 

Edicolanti, la protesta arriva in città: locandine capovolte

Flavio Lombardi

Aderiscono in 12: «Promozioni degli editori sulla nostra pelle nell’ultimo mese sono chiuse tre rivendite di giornali»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Protestano gli edicolanti. Non tanti, a dire il vero. In città, una dozzina in tutto. Ti accorgi che qualcosa non è come al solito, perché le locandine dei quotidiani, esposte fuori ed in prossimità del loro punto vendita, sono alloggiate al rovescio. Un malumore crescente, che non si è mai fermato dopo la manifestazione nazionale tenuta a Roma il 28 gennaio scorso sotto la sede Fieg (Federazione italiana editori giornali) urlando lo slogan “Schiavi Mai!”.

Il Sinagi, il sindacato di categoria, il 28 febbraio ha invitato i propri associati a proseguire la lotta. Simonetta Guelfi, titolare dell’edicola di viale Carducci, quella più vicina alla stazione, spiega: «Ormai agli editori non interessiamo più. Si fa tutto on line, giudicando evidentemente il prodotto cartaceo una cosa prossima alla fine. E pensare che fino ad ora, la carretta l’abbiamo tirata noi. Non c’è nessuna sensibilità nei confronti delle nostre esigenze. Qui stanno chiudendo attività, altro che discorsi… Solo nell’ultimo mese, tre». Cita quella di via Carlo Lorenzini la strada che collega Colline con Coteto, quella di piazza del Municipio e in via Costanza. «Per fortuna ha da poco riaperto i battenti quella di viale Nazario Sauro», aggiunge. Alla radice di tutto, la percentuale di guadagno sulle copie vendute. Se possibile, si vorrebbe qualcosa in più rispetto al consueto, dato che gli affari non sono più quelli di un tempo. «La gente ha meno soldi da spendere, lo vediamo bene. La crisi riguarda tutto il settore, non solo chi stampa. Anche chi sta dietro il banco. E ci sentiamo soli. Come quando si tagliano i prezzi. L’editore che fa certe iniziative riducendo il prezzo, lo fa sulla nostra pelle. Un esempio? DiPiù, costa al pubblico 1 euro, e noi lo paghiamo 0,81. Se lo dovessero portare per un periodo di promozione a 50 centesimi, non percepiremmo al netto i soliti 19 centesimi, ma solo la metà». Non tutti sono uguali, dice Guelfi. «Qualche editore l’ha capito. Magari decidendo il ribasso, ma lasciando inalterata la cifra che ci spetta». Si può uscire dall’impasse? «La vedo dura, la nostra è una categoria particolare, senza grosso senso di corporativismo. Ero a Roma pure io, e fra livornesi e pisani, eravamo una trentina». Fabio Mazzoni, edicolante di piazza Cavour, lato via Maggi, è da poco il titolare ed ha già messo la sua attività in vendita. «È quasi un anno che ci sono, ma devo dire che è tutto complicato. Non potei recarmi a Roma, tuttavia decisi di tenere abbassate le saracinesche tutto il giorno. C’è chi invece ha aperto mezza giornata, per “raccattare” quei pochi spiccioli. Bella mì Livorno, quella che non avrebbe perdonato certe cose».

A Roma, mercoledì scorso, il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, ha incontrato il Sottosegretario di Stato con delega all’Informazione e all’Editoria Vito Claudio Crimi. Nell’incontro, tra l’altro, è stata convenuta la necessità di forme di sostegno alle edicole per garantire l’accesso all’informazione stampata sempre e ovunque.—

Flavio Lombardi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web