Gioco
Otto avversari aggrediscono un 16enne: a fine gara si picchiano anche i genitori
L’episodio a Gabbro dopo Castiglioncello-Ardenza: «Mio figlio dimesso all’ospedale per i colpi alla schiena e all’addome»
LIVORNO. «Vatti a fare una doccia calda che oggi ve le abbiamo suonate». «Eh sì, siete stati bravi». Un botta e risposta apparentemente scherzoso, che in pochi secondi si trasforma in rissa. Con un ragazzino di 16 anni «accerchiato e pestato da otto coetanei avversari» finito al pronto soccorso insieme a un compagno di squadra. E i genitori – sì, anche loro – coinvolti nella zuffa insieme ad alcuni dirigenti di entrambe le squadre. È finita nel modo peggiore la partita di calcio giovanile fra Castiglioncello e Ardenza 2002 – la gara del campionato Allievi vinta domenica scorsa dagli ospiti al campo sportivo di Gabbro per 4 a 1 – con una scia di violenza indelebile che domani potrebbe sfociare in sanzioni pesantissime da parte del giudice sportivo.
«Non avevo mai visto così tanta violenza. Otto contro uno», dice Luigi Marino, il responsabile giovanile del Castiglioncello. E in effetti il referto del pronto soccorso dell’ospedale di Cecina – dove uno dei due ragazzini è stato portato dai genitori – parla chiaro. Il sedicenne ha infatti rimediato «una contusione nella parte sinistra del dorso e nei quadranti addominali in seguito all’aggressione avvenuta nel corso di una partita di calcio» e dovrà stare a riposo per sette giorni. L’arbitro, prima del rientro negli spogliatoi, ha espulso sia lui che altri tre calciatori (uno del Castiglioncello e due dell’Ardenza 2002). E domani, attraverso il bollettino della Federazione, potrebbero arrivare le squalifiche.
«Il clima è pesantissimo – accusa la madre dell’adolescente – dato che quando abbiamo affrontato all’andata l’Ardenza 2002 erano già successi gravi disordini. Un avversario ha detto a mio figlio: “Ti taglio la gola”, dandogli due colpi alla schiena nel bel mezzo della partita, mentre nessuno stava guardando. Ma domenica si è oltrepassato il limite: dopo uno scambio di battute scherzoso, un calciatore livornese ha dato una gomitata nello stomaco a mio figlio, che ha reagito prendendolo per il collo e tirandogli un pugno. A quel punto un nutrito gruppo di avversari lo ha buttato a terra colpendolo con calci e botte alla testa. Ora – conclude la mamma – ha un taglio di due centimetri all’anca, la schiena piena di graffi e gli gira la testa perché ha preso un pugno vicino all’orecchio. L’amico invece ha perso un po’ di sangue dal naso e ha la mandibola lussata».
La donna è corsa in campo direttamente dalla tribuna, come pure il responsabile giovanile. Sul posto, dopo la chiamata al 113, è arrivata anche una volante della polizia di Stato. «Ci avevano battuto per 4 a 1 – continua Marino – e ciò che è successo non se lo aspettava nessuno. Una pagina bruttissima per il calcio, cui spero seguano dei provvedimenti esemplari. È colpa anche dei dirigenti, sia i nostri che i loro, perché sono rimasti impalati in mezzo al campo mentre a 20 metri scoppiava la rissa. Potevano intervenire prima. Se prenderemo provvedimenti internamente? Il nostro calciatore è stato massacrato di botte, non capisco cos’altro dovremmo fare».
Diversa la ricostruzione del dirigente dell’Ardenza 2002, Andrea Alderigi. «Un nostro giocatore stava uscendo dal campo vicino a due avversari, quando è stato colpito – dice – poi in un attimo ho visto un enorme parapiglia. Una violenza ingiustificabile alla quale seguiranno dei provvedimenti interni: puniremo i calciatori coinvolti nella zuffa». Alderigi se la prende pure con i genitori. «Dalle tribune esasperano il clima. Io spesso faccio il guardialinee e alle mie spalle ne sento di tutti i colori – conclude l’accompagnatore – e non escludo che anche domenica sia accaduta la stessa cosa. Mamme e babbi possono rovinare questo sport. Pensare che in campo, dopo di noi, stavano per scendere i ragazzini del 2005. Sono rimasti sconvolti vedendo quelle scene».
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