Il Tirreno

Livorno

gli appassionati della pesca 

«Livorno apripista della svolta, ora ci vuole la firma»

L’incontro decisivo al tavolo dell’ammiraglio Tarzia: c’è il divieto indicato  dal Codice della Navigazione  ma ora si avvicina una modifica  

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LIVORNO. Sulla pesca all’interno dei porti è la Toscana a far da apripista a un ripensamento che sta contagiando varie realtà in Italia, e Livorno è il caso più avanzato in Toscana. La riprova è il fatto che la svolta è arrivata in un incontro al tavolo dell’ammiraglio Giuseppe Tarzia, che a Livorno è comandante del porto e numero uno della Direzione marittima toscana. E’ giunta dopo un estenuante lavoro di proposte, litigate e tessitura, partendo dal fatto che il Codice della Navigazione mette nero su bianco l’altolà all’attività di pesca nei porti. Ma in molti casi si è lasciato correre e le canne da pesca non sono state poi così tanto tabù. L’ordinanza 11 dell’Authority con cui si vietavano del tutto le dighe foranee in nome del timore che qualcuno si facesse male e la successiva mobilitazione dei pescasportivi con un clamoroso corteo di barche hanno fatto da detonatore finché la mobilitazione ha imboccato la strada sulla quale si stava muovendo la ridiscussione chiesta dall’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli sugli spazi da dare finalmente alla pesca dentro i porti.

«Se n’è parlato per decenni, ora si discute di dove e come. In Toscana, ma presto si aggiungeranno altre regioni», dice il direttore Francesco Ruscelli nella diretta Facebook che dalla fiera di Vicenza ha fatto la Fiops, la federazione nata per impulso di alcune delle principali aziende del settore. Ma Ruscelli segnala anche proprio perché si è entrati nel vivo e ci si confronta mappa per mappa «con una contaminazione di norme, di interessi, di esigenze, di necessità» e dunque «non è un lavoro che si fa in pochi giorni» ma «siamo a buon punto». E a tal riguardo il campione di pesca Marco Volpi mette l’accento via social sull’impegno dell’ingegner Stefano Bianco nella trincea dell’Authority.

Beninteso, mancano ancora i provvedimenti che traducano in concreto questi orientamenti sui quali però c’è ormai un orientamento comune. Queste novità, secondo le informazioni raccolte, derivano peraltro da una apertura di credito che le varie autorità coinvolte hanno manifestato nei riguardi degli appassionati di pesca. Tradotto: disponibilità va di pari passo con responsabilità e, con le organizzazioni di settore che ci mettono la faccia, c’è l’impegno a evitare ogni degrado delle aree riaperte (guai se diventassero immondezzai) e a rispettare lo stop alla pesca in caso di presenza di navi a banchina.

A questo punto, non resta che veder arrivare i testi delle ordinanze che disciplineranno questa apertura.

«Adesso c’è da scrivere l’ordinanza, – ribadisce Ruscelli via social – è indispensabile per tornare a poter pescare: chiediamo di non dover aspettare sei mesi».

«Il porto è l’inizio della pesca per tutti ed è la fine», dice Volpi: «È lì che si torna a pescare quando si è anziani: facile accesso in qualsiasi condizioni meteo. E per due che pescano ce ne sono dieci che parlano fra loro. O volete che vadano alle slot machine?». —



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