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Lonzi Metalli in Tribunale, chiesto il concordato: impianto bloccato
Livorno, l'ok alla procedura è arrivata dai soci della società che hanno anche affittato il ramo d'azienda alla Liveco
LIVORNO. La Lonzi Metalli Srl, società proprietaria dell’impianto di recupero e stoccaggio di rifiuti non pericolosi in via del Limone, ha chiesto al tribunale fallimentare di Livorno il concordato preventivo in bianco. La procedura è stata deliberata dai soci davanti alla notaia Barbara Bartolini e presentata nei giorni scorsi dai legali della società al centro, insieme a Ra.Ri. ed altre imprese, della maxi inchiesta sulla presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. . La richiesta è arrivata a meno di un mese dal dissequestro dei due impianti da parte della procura distrettuale antimafia che coordina la stessa indagine che nel dicembre del 2017 ha portato all’arresto, con altre cinque persone, di Emiliano Lonzi, gestore sia dell’omonima Srl che della Ra.Ri., l’altra impresa attiva nel recupero di rifiuti pericolosi. Un passaggio, quello attraverso il Tribunale, che da un lato certifica lo stato di crisi dell’azienda e dall’altro pone un grosso punto interrogativo sul futuro dell’impianto di via del Limone di cui, da tempo, si parla di una delocalizzazione invocata anche dai residenti della zona.
L’affitto
Per capire che cosa potrebbe accadere domani è però necessario fare un passo indietro. Prima di rivolgersi al Tribunale fallimentare (non è stato ancora nominato un curatore), la Lonzi Metalli – siamo al 4 febbraio scorso – aveva affittato il ramo d’azienda che si occupa dello stoccaggio di rifiuti alla Liveco, una società di scopo costituita il 27 dicembre dello scorso anno (capitale sociale 10mila euro) e composta da quattro soci, ognuno dei quali con il 25% delle quote: Francesco Domenici, Veronica Domenici, Monica Agonigi e Aldo Carmelo Testa. Amministratore unico è invece Marco Domenici. La speranza dei soci della Liveco era quella di ripartire al più presto assumendo i vecchi dipendenti della Lonzio. Tanto che in meno di un mese gli stessi hanno fatto almeno tre viaggi a Firenze per parlare con la Regione e sondare il terreno per capire iter e tempi per avere il rinnovo delle autorizzazioni necessarie per riprendere l’attività.
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Il futuro
Adesso, però, sono molti i punti interrogativi che riguardano il futuro della Lonzi. Oltre alla Regione, infatti, in campo ci sono il Comune, la Procura antimafia di Firenze e ora anche il Tribunale. Il sindaco Filippo Nogarin, ad esempio, all’indomani del dissequestro ha ripetuto che chiunque volesse rilevare sia Lonzi che Ra.Ri. dovrà trasferirsi. Nel nuovo piano strutturale, che dovrebbe essere approvato prima della fine del mandato amministrativo, infatti, la zona di via del Limone da industriale tornerà ad essere agricola e dunque per Lonzi non ci sarebbe più la possibilità di lavorare. Ma al di là di questo, il futuro dell’impianto passerà da un lato dagli esiti dell’inchiesta giudiziaria e dai provvedimenti del curatore. Molto probabilmente solo quando questi aspetti saranno più chiari la Regione prenderà una decisione rispetto al rinnovo delle autorizzazioni.
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