Il Tirreno

Livorno

La Preghiera del marinaio, rito toccante sulle navi che si celebra al tramonto

gian ugo berti
La Preghiera del marinaio, rito toccante sulle navi che si celebra al tramonto

La Marina Militare ha adottato i versi scritti da Antonio Fogazzaro  Il primo a introdurre la celebrazione fu l’ammiraglio Morin 

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tradizioni

gian ugo berti

La nostalgia prende il cuore quando per la prima volta si pronunciano le parole “le nostre case lontane, le care genti”. Per un ragazzo nemmeno ventenne, a bordo della Amerigo Vespucci in crociera, è un momento toccante. Sì, perché come scrive un allievo della prima classe dell’Accademia Navale, «entrai in un mondo che appartiene solo a pochi ed a cui ora cominciavo ad appartenere. Ma una commozione che veniva presto lenita dalla consapevolezza di far parte di quella ristretta cerchia di privilegiati che “vegliano in armi sul mare”».

Da 117 anni (23 febbraio 1902, quando fu recitata a bordo dell’incrociatore Garibaldi), per disposizione dell’ammiraglio Enrico Costantino Morin , sulle navi della Marina Militare in navigazione, quei versi si recitano ogni sera al tramonto. «Più è distante ciò a cui si pensa, maggiore è il vuoto che si prova dentro di sé. Eppure – sottolinea Angiolo Berti, livornese, storiografo della Marina Militare – è un momento inevitabile e, comunque, quanto mai desiderato e cercato. A bordo delle navi, la cornice naturale di tutto ciò è ovviamente il mare, nella sua dimensione infinita, al di là della linea dell’orizzonte, dove le acque si confondono con il cielo. Qualcuno ha scritto anche come “ ci si senta più vicini a Dio”. Sulla nave si percepisce quanto piccolo ed indifeso sia l’uomo davanti alla forza degli elementi. Se la giornata di lavoro lo distoglie da tali considerazioni e ne fa attento osservatore e protagonista rispettoso dell’oggettiva realtà che lo circondi, è poi il tramonto del sole, con i suoi silenzi e le sue ombre, a dare corpo a sopiti pensieri, a rasserenare le menti, a cullare i cuori nel grande mare dei ricordi».

La figura di Morin è legata a Livorno, alla Toscana (in particolare Versilia ed Empoli). Competente ufficiale ed abile diplomatico, diede sostanziale impulso al potenziamento organizzativo della nascente Regia Accademia, quale comandante dal 22 febbraio 1891 al 16 dicembre 1893. “Dotto ed integerrimo, amato e venerato”, così si legge negli atti parlamentari relativi alla seduta di commemorazione ufficiale. In precedenza aveva assunto la carica di ministro della Marina. Era stato anche parlamentare durante la XVI legislatura nel collegio di Empoli (Firenze IV), risultando eletto, il 29 dicembre 1889. Visse a lungo in Versilia ed il Comune di Forte dei Marmi, gli dedicò una via, parallela al viale a mare. Nel centenario della scomparsa (13 settembre 1910) è stata allestita una mostra rievocativa con l’esposizione, fra altri ricordi, della divisa, del sestante e del famoso telegramma con cui Guglielmo Marconi assegnava all’Italia il libero utilizzo della sua scoperta, la radio.

La “Preghiera” ( nello scritto originale Preghiera Vespertina per gli equipaggi della Regia Marina Italiana) fu scritta dal poeta Antonio Fogazzaro, su idea del Vescovo di Cremona, monsignor Geremia Bonomelli. Si deve però ad un’iniziativa del Comitato Dame Genovesi, presieduto dalla marchesa Eleonora Pallavicini Barraco che ne fece dono all’incrociatore “Garibaldi” con un labaro di seta bianco, su cui erano ricamate i versi.

La “Preghiera del marinaio” viene attualmente letta, oltre che prima dell’ammaina bandiera in navigazione, anche al termine delle messe a bordo, nelle caserme e negli stabilimenti della Marina e alla conclusione delle funzioni religiose celebrate in suffragio di marinai deceduti. —

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