Gioco
«Livorno, grande occasione Cambiamento rassicurante»
Il sottosegretario Volpi inaugura la nuova sede delle Lega con Pacciardi e militanti «Preferisco una caserma occupata da militari che da zecche». Sgomberi in vista
livorno. La battuta viene fuori da sola quando arrivati in piazza Damiano Chiesa ci si accorge che la nuova sede della Lega – tre stanzoni pieni di poster e cavalli di battaglia di Matteo Salvini – è stata aperta proprio sopra a un mega store cinese. A inaugurarla non arriva un politico qualunque: arriva Raffaele Volpi, sottosegretario alla Difesa, leghista di lungo corso, uno di quelli che nelle sezioni ci si dà del tu, funzionario formato in terra lombarda che ha vissuto le origini e il boom del carroccio, e che quattro anni fa ha ricevuto la mission impossible di reinventare al sud il partito del nord.
Per il suo arrivo Colline è blindata: camionette della polizia, carabinieri, vigili urbani. Ma a contestare non arriva nessuno. Quella che si riempie è la sala al primo piano (che prende il posto di quella di piazza Cavour), dove l’aria che si respira è all’insegna dello «stavolta ci crediamo davvero». Che a Livorno la Lega può prendersi il Comune. Come a Cascina. E non a caso a fare da «manuale operativo dell’amministratore leghista» c’è il vicesindaco Dario Rollo. Nel pubblico ci sono iscritti, curiosi e militari militanti. È rispondendo a uno di loro che il sottosegretario ricorda con queste parole lo sgombero al centro sociale di Torino: «Non è stato sgomberato perché era solo occupato, ci sono evidenze che alcuni di quelli erano attivi già due anni fa con l’attentato provato a Bologna. Il giro è sempre quello... io preferisco una caserma occupata dai militari che una caserma occupata dalle zecche». Dalla platea si alza una voce: «E il palazzo del Picchetto allora?». «Io credo che Livorno avrà dei buoni risvegli nei prossimi giorni», risponde l’uomo del governo. Inutile dire che quello degli sgomberi, nella Livorno delle case e delle caserme occupate, è un tema sensibilissimo. «Credo che in città ci saranno degli interventi», si limita a dire a margine: «Spetta alle autorità preposte individuare quali sono le priorità».
Intanto con parole diverse tutti i volti della dirigenza leghista ripetono che aprire una «nuova stagione» qui è possibile: Costanza Vaccaro, Luca Tacchi, Roberto Biasci, Francesco Pellati, il parlamentare Manfredi Potenti, che lanciando la candidata sindaca Giulia Pacciardi, seduta in sala, dice che «questo gruppo d’ora in poi funzionerà come una macchina da guerra». «Avanti come caterpillar», gli fa eco Alessandro Perini, il livornese nello staff del sottosegretario. Che «quella di Livorno è una sfida importante» lo dice a chiare lettere anche Volpi, perché «un buon risultato qua sarà significativo per misurare la forza del messaggio di Salvini». «Noi accettiamo la sfida con piacere» e «questa è una grande occasione», però attenzione: «La gente vuole un cambiamento rassicurante» e «la nostra sfida è dare una vocazione alla città». «Qualcuno mi spiega quale è la vocazione di Livorno? Turismo? Industria?». Il pensiero nella sala è che i 5 Stelle siano stati più «continuità» che «cambiamento». «Ho visto che non ci sarà la ricandidatura del sindaco uscente – dice a margine Volpi – l’impressione è che quando devono amministrare le città abbiano molti spazi ideologici che vengono da storie diverse e che poi non abbiano praticità con il mezzo amministrativo. Livorno ha l’opportunità di diventare molto più protagonista nel quadro regionale». —
Juna Goti
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