Il Tirreno

Livorno

Addio Cecchetti, il fanfaniano che ha regalato alla città il nuovo Palazzo Rosciano

Giulio Corsi
Addio Cecchetti, il fanfaniano che ha regalato alla città il nuovo Palazzo Rosciano

Livorno, storico segretario e capogruppo della Democrazia Cristiana per un decennio ha guidato l’Azienda Mezzi Meccanici  

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LIVORNO. Cambieranno le gru in porto, cambieranno faccia e destinazione i capannoni affacciati sulle banchine, ma c’è un’opera su cui la firma di Franco Cecchetti rimarrà per sempre: è uno degli edifici più belli di Livorno, il seicentesco palazzo Rosciano, che negli anni Ottanta l’allora presidente dell’Azienda Mezzi Meccanici volle che fosse ristrutturato e diventasse sede della futura Autorità Portuale.

Palazzo Rosciano come possiamo ammirarlo oggi, con i soffitti a cassettoni recuperati, le grandi sale ad archi, le preziose stampe alle pareti, il belvedere all’ultimo piano, le anguste scale originali, i mobili d’epoca, è il regalo imperituro che Cecchetti fece trent’anni fa alla città, antesignano intervento di quello che negli anni Novanta e primi Duemila sarà il recupero del quartiere più bello di Livorno.

«Per forzare la mano al Comune e convincerlo ad avere il via libera alla ristrutturazione Franco fece affiggere un enorme cartello nei piazzali del Porto Mediceo, a fianco del Bacino Piccolo e vi fece scrivere “qui sorgerà la nuova sede dell’Azienda Mezzi Meccanici”. Dopo poco il Comune gli dette i permessi», racconta l’amico e compagno di partito Fabio Del Nista, ex assessore al bilancio e presidente di Asa.

Sotto la presidenza Cecchetti il porto di Livorno si trasformò in un porto moderno. «Con lui andò a compimento il programma di dotazione di gru delle banchine, che già il suo predecessore Beppe Batini aveva iniziato - ricorda Paolo Rotelli, allora direttore tecnico di Port Authority e storico presidente di Asa -. Le prime gru sull’Alto Fondale sono datate negli ultimi anni di Batini, le altre, dalla Calata Orlando alla Darsena Toscana arrivarono con la gestione Cecchetti».

Continua Rotelli: «Nei primi anni Settanta l’onorevole Gianfranco Merli volle la legge che istituiva le aziende mezzi meccanici nelle poche città portuali prive di un ente porto, come Livorno, Ancona, Cagliari e Civitavecchia. Non a caso alla presidenza arrivò Beppe Batini. Quando poi quest’ultimo diventò commissario straordinario della Flotta Lauro a Napoli, fu nominato all’Azienda Mezzi Meccanici Cecchetti in un periodo in cui l’onorevole Primo Lucchesi era sottosegretario alla Marina Mercantile. Quando Franco passò il testimone della guida dell’Authority a Nereo Marcucci lasciò un ente in ottima posizione finanziaria con bilancio attivo e riserve importanti, frutto di una gestione oculata».

Ma la storia di Cecchetti è anche una storia di appassionate battaglie nelle stanze del partito, in piazza Cavour, lui lucchesiano di ferro e convinto fanfaniano, e sui banchi dell’opposizione nei consigli comunali e provinciali. Battagliero, vivace, pungente, sempre pronto alla battuta - lo ricorda l’ex presidente della Provincia Giorgio Kutufà - si è meritato il rispetto anche degli avversari, e non è un caso il grande rapporto che aveva con Nannipieri». «È stato proprio quello spirito da combattente insieme alla sua stazza di uomo grande a tenerlo in vita negli ultimi anni - sospira Del Nista - quando il suo corpo era purtroppo stato minato».
 

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