Gioco
Il primo Villano che viene dal Seicento si mette in mostra e cerca un padrone
La statua originaria scolpita da Romolo Ferrucci del Tadda era scomparsa quasi due secoli fa. Ora un esperto l’ha riconosciuta
la nostra storia
Il “Villano” è tornato? Secondo il parere di un esperto sembrerebbe di sì. A sollevare il sipario sulla vicenda della statua del Villano, quella originaria sparita quasi due secoli fa, è il professor Giorgio Mandalis, presidente dell'associazione culturale “Livorno come era” durante l'affollata conferenza sul tema svoltasi nei giorni scorsi al Museo di storia naturale del Mediterraneo: «Nella biennale dell'antiquariato tenutasi a Palazzo Corsini a Firenze nel 2017 – spiega Mandalis - la galleria antiquaria Bacarelli e Botticelli ha presentato il marmo del Villano eseguito da Romolo del Tadda corredato da un expertise. Era finito non si sa per quali vie nella collezione di Tammaro De Marinis (1878-1969), noto bibliofilo e collezionista d'arte, ed è in attesa di un acquirente».
Si parla appunto della prima statua del Villano, quella eseguita dallo scultore fiesolano Romolo Ferrucci del Tadda ai primi del '600 e descritta nel 2012 dal critico d'arte Dimitrios Zikos nel libro “Romolo Ferrucci del Tadda. The Villano for Livorno. A case for the success of a Giambologna model in Tuscany” evidenziando come l'effige marmorea del Villano (alta 144 cm.) realizzata dallo scultore toscano si rifaccia agli stilemi del Giambologna: la statua è stata inoltre esposta a Maastricht durante il Tefaf 2015 (The European Fine Art Fair).
A commissionare il monumento è il granduca Ferdinando I de' Medici o suo figlio Cosimo II volendo celebrare il valore dei “villani” livornesi nella vittoriosa difesa del Castello di Livorno (che dal 1421 apparteneva alla Repubblica fiorentina) contro le truppe dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo nel 1496: «L'evento storico – sottolinea Mandalis – fu utilizzato dalla Firenze granducale, oltre un secolo dopo l'assedio, per rafforzare il legame tra i livornesi, ormai abitanti di una neonata città, ed il potere centrale».
Per Livorno fu così scolpita una statua raffigurante un pacifico “villano” appoggiato al suo bastone con un cagnolino ai piedi simbolo di quella “fides” che doveva da allora in poi comparire anche come iscrizione sullo stemma della città: il monumento fu collocato sopra una fontana situata inizialmente presso il bastione a suo tempo difeso (la “Rocca Vecchia”) e nel 1626 spostata nella piazza della Pescheria vecchia. La statua del Villano sparì verso il 1730, mentre sul piedistallo rimase il cagnolino per qualche altro decennio prima di sparire anch'esso: «Sull'antica fontana – prosegue Mandalis – spostata da quasi tre secoli all'inizio dell'odierna via Fiume, sarà posta una nuova interpretazione del Villano solo nel 1906, un'opera provvisoria realizzata in gesso da Angelo Salvadori su bozzetto di Lorenzo Gori raffigurante un giovane eroico appoggiato ad uno spadone, con lo sguardo fiero ed il cagnolino accanto». La statua fu poi distrutta durante un'aggressione fascista, mentre è probabilmente andato perduto per eventi bellici il bozzetto realizzato da Lorenzo Gori e che, come riportato su Liburni Civitas del 1937, si trovava presso la “Società di cremazione dei cadaveri” situata allora in via Vittorio Veneto. Arriviamo infine al monumento odierno, quello rieseguito in bronzo da Giulio Guiggi e Vitaliano De Angelis ed inaugurato nel 1956, mantenendo le caratteristiche iconografiche del Gori: «La trasformazione del villano da pacifico contadino a giovane eroe risentiva delle interpretazioni letterarie proposte con accenti politici diversi in età risorgimentale attraverso gli scritti di Francesco Silvio Orlandini e di Giulio Cesare Carraresi». Si parla dei romanzi storici “Livorno assediato e difeso nel 1496” e “L'assedio di Livorno – racconto storico nel XV secolo” (ripubblicato nel 2009 dalle Edizioni Erasmo) nei quali in veste di protagonisti compaiono rispettivamente i personaggi immaginari di Guerrino dalla Fonte di Santo Stefano e di Lodovico di Antignano. Per l'odierna effige in bronzo del Villano restano infine sul tappeto le questioni sollevate dal relatore e fra il pubblico presente in auditorio riguardanti l'inadeguatezza della sua collocazione e la necessità del suo restauro, oltre ad un'opportuna cartellonistica (sinora assente) che indichi il soggetto ritratto e gli autori. —
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