Il Tirreno

Livorno

Dissequestrate Ra.Ri e Lonzi Metalli, si fanno avanti due società per riaprire le discariche

Federico Lazzotti
Dissequestrate Ra.Ri e Lonzi Metalli, si fanno avanti due società per riaprire le discariche

A 14 mesi dal blitz per un presunto traffico illeciti di rifiuti, la procura antimafia è in procinto di chiudere l’indagine. Nogarin: «Chi compra dovrà trasferirsi» 

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LIVORNO. A distanza di quasi quattordici mesi dagli arresti dei vertici di Lonzi e Ra.Ri. e dal sequestro delle due aziende colosso per lo smaltimento dei rifiuti (era il 14 dicembre 2017), la procura distrettuale antimafia di Firenze che conduce l’inchiesta sulla presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito ha disposto il dissequestro (totale) di entrambe le strutture spiegando che le indagini «sono sostanzialmente chiuse».

Ma c’è di più, perché nei mesi scorsi due acquirenti si sono fatti avanti con la l’amministratore giudiziale (per Ra.Ri.), e con i proprietari (Lonzi) per rilevare le aziende con la volontà di riprendere l’attività di smaltimento assumendo i vecchi dipendenti, una settantina in tutto. È in questo quadro che nella mattinata di lunedì 12 febbraio, per la prima volta dopo il terremoto giudiziario, i cancelli delle sedi di via Fabbri e via del Limone si sono aperti per far entrare la commissione d’inchiesta regionale che si occupa delle discariche sotto sequestro. Un viaggio in due piazzali fantasma dove sono stoccate tonnellate di rifiuti che aspettano di essere smaltiti.

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Per quello che riguarda Ra.Ri., che si occupa di sostanze speciale e inerti, a farsi avanti con l’amministratore giudiziale – la società è in concordato preventivo – è stata la Ireos di Genova, che da oltre 30 anni – si legge sul sito – «si occupa di servizi per l’ambiente e da oltre 20 anni esegue bonifiche ambientali». Spiega Gianluigi Tealto, consigliere d’amministrazione della spa nel faccia a faccia con i componenti della commissioni. «Il nostro ruolo è molto semplice abbiamo fatto una proposta per l’affitto e l’acquisito del ramo di azienda. Siamo in attesa della gara di evidenza pubblica. La speranza ovviamente è quella di far ripartire la struttura. Il futuro? Lavoriamo su ricerca e sviluppo. A noi piacerebbe un approccio più tecnologico, vediamo».

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Per la Lonzi, invece, a presentare una richiesta di interesse a rilevare l’attività è stata la società Liveco. Il piano, in questo caso, sarebbe quello di smaltire ciò che è rimasto nel piazzale, per poi riprendere l’attività trattando rifiuti non pericolosi. Un piano che per essere attuato dovrà necessariamente passare dal rinnovo delle autorizzazioni da parte della Regione e da un problema logistico non secondario come spiega il sindaco di Livorno Filippo Nogarin.

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«Se Ra.Ri. e Lonzi vorranno riaprire a Livorno dovranno investire milioni di euro per mettere a norma i loro impianti, adottare le migliori tecniche disponibili volte a mitigare gli effetti nocivi sul territorio circostante e soprattutto dovranno traslocare in altre aree. Lo prevede il piano strutturale che abbiamo adottato lo scorso luglio». E aggiunge: «Il mio consiglio ai nuovi imprenditori è di cercare altre aree per trasferire questi impianti. Quelle attuali, infatti, così come previsto dal piano strutturale e come verrà prescritto dal piano operativo allegato, sono destinate una allo sviluppo di attività artigianali non inquinanti. L’altra, quella su cui sorge Lonzi, all’economia agricola. Come Comune siamo pronti a fare da tramite tra i nuovi imprenditori e i proprietari di una vasta area a vocazione produttiva che si trova a nord. Sto parlando dell’area ex Trw».

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