Il Tirreno

Livorno

Cento negozi persi nel giro di un anno, «Ben venga il limite sulle domeniche»

Cento negozi persi nel giro di un anno, «Ben venga il limite sulle domeniche»

Confesercenti e Confcommercio favorevoli alla proposta del governo sulle aperture. Protesta della grande distribuzione

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LIVORNO. Le aperture domenicali hanno portato decine di morti sulla strada del piccolo commercio, già costellata di difficoltà e di chiusure. Ne sono convinti tanti commercianti che vedono un’opportunità nel disegno di legge portato avanti da Lega e Movimento Cinque stelle, che prevede l’obbligo di chiusura da un minimo di 26 domeniche a cui si vanno ad aggiungere 12 festività nazionali. E va a rivedere con consistenza l’impianto introdotto dal governo Monti con le liberalizzazioni. Un disegno di legge che viene accolto come "un passo avanti" anche perché secondo i dati della Camera di commercio, paragonando il terzo trimestre 2018 con quello del 2017, si sono perse cento attività in tutta la provincia di Livorno. Dati allarmanti che mettono la categoria nella condizione di chiedere interventi al più presto, almeno per salvare il salvabile. E quindi ben venga una regimazione sui festivi. Ne è convinto il direttore provinciale di Confesercenti, Alessandro Ciapini che dice: «La proposta è un passo avanti. Ma bisogna concertare con i rappresentanti della grande distribuzione. Poi per i centri storici e le località turistiche devono essere applicate deroghe e mi sembra che la proposta in questione ne tenga conto". E aggiunge: «Come Confesercenti, in tempi non sospetti, abbiamo presentato la proposta di legge "Libera la domenica" con i vescovi». E Ciapini conclude: «Per un negozio, quando arrivano le crociere è importante rimanere aperto. Oppure lo stesso può avvenire in concomitanza di particolari eventi. Altrimenti non si può tenere la saracinesca alzata per trenta euro, stare aperti per stare aperti non serve». Più articolato il giudizio di Confcommercio. «Confcommercio non può che essere favorevole a una minima regolamentazione che ponga le basi per un riequilibrio della concorrenza tra tipologie distributive - spiega il presidente dell’associazione Alessio Carraresi - il riposo domenicale sarà sicuramente benvenuto tra i moltissimi piccoli imprenditori che senza le economie di scala della grande distribuzione non hanno la capacità materiale di tenere sempre aperto. Oltretutto la liberalizzazione selvaggia non ha sicuramente assicurato, negli ultimi anni, lo sbocciare di una enormità di posti di lavoro».
«Certo è necessario - va avanti il presidente - che la vera e propria attuazione del principio venga demandata alle Regioni e agli enti locali che possono declinare sui diversi territori le variegate esigenze degli utenti e degli imprenditori. La legge sembra comunque, a prima vista, piuttosto flessibile e, con la concertazione con le associazioni e i sindacati, sarà possibile non danneggiare né gli imprenditori che in questi anni hanno investito sui festivi, né i dipendenti, né i consumatori». Carraresi chiude, poi, chiedendo di più: «Sottolineiamo però che il provvedimento sulle domeniche non potrà essere sufficiente alla valorizzazione del commercio di vicinato, né dal punto di vista della regolamentazione perché i giganti delle vendite online continuano ad esercitare una concorrenza smodata (e dovrebbero venire tassate adeguatamente), né dal punto di vista delle politiche attive per la rivitalizzazione sociale ed economica delle città».La Cgil plaude alla proposta anche se per il sindacato si tratta solo di un primo passo. «Con la nuova proposta le aziende avrebbero la facoltà di organizzare per ciascun lavoratore dalle 24/25 domeniche attuali a 17 - spiega Marco Ghezzani della Filcams Cgil - l’obiettivo, però, è introdurre la volontarietà del lavoro in queste giornate perché spesso al lavoratore non interessa guadagnare di più e a volte è capitato che si trovassero "errori", se vogliamo chiamarli così, nelle buste paga dei dipendenti per il conteggio delle domeniche lavorate». E conclude: «Il commesso o la commessa - continua Ghezzani - non sono mai nelle condizioni di scegliere, dunque ben venga l’obbligo di chiusura». Sul fronte della grande distribuzione la Unicoop Tirreno non vuole rilasciare dichiarazioni sulle aperture festive e domenica. E, aggiunge, «si atterrà alla posizione nazionale di Coop in via di definizione».
Ma è chiaro che la posizione sia ben diversa dalle associazioni di categoria locali. E infatti, a livello generale, tutta la grande distribuzione sta già muovendosi per non avere nessun limite sulle domeniche. E sta tirando per la giacca i clienti stessi mettendo in campo raccolte di firme per opporsi al disegno di legge.

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di Redazione web