Gioco
Addio a Giorgio Luxardo, maestro della pittura dal vero
Livorno, se ne è andato a 81 anni l’artista livornese cresciuto tra gli studi di Romiti e Annigoni. Stava lavorando alla sua monografia insieme alla figlia
LIVORNO. Dipingere dal vero era la sua passione e anche la sua marcia in più. Non amava le etichette Giorgio Luxardo, famoso pittore livornese che se ne è andato lunedì, dopo una breve malattia, a 81 anni. Però quella di “verista” se la sentiva calzare a pennello. Perché lui davvero dipingeva soprattutto fuori dallo studio, sotto il cielo, davanti alle tante persone che si soffermavano ad ammirare il suo lavoro e che con lui in tutti questi anni hanno fatto amicizia.
Luxardo, uno dei più giovani artisti del Gruppo Labronico, dipingeva sugli scogli, in campagna, nelle città che amava visitare come viaggiatore come artista, dal vero appunto, campagne e paesaggi... . Tra i massimi esponenti della pittura tradizionale, apprezzato ben oltre i confini livornesi anche per la eccellente finezza del suo lavoro, Luxardo nella sua carriera ha esposto i suoi quadri un po’ in tutta Italia, mostre che facevano amare le sue opere e anche conoscere le nostre terre e il nostro mare, uno dei suoi soggetti preferiti. E poi i premi, come il Premio Marc’Aurelio ,di cui andava fiero.
Amava la sua arte Luxardo e ancor di più amava la sua famiglia, teneramente immortalata, con i figli ancora bambini e l’allora giovane moglie, in un bellissimo dipinto ambientato nella campagna toscana. Con la figlia Lorena stavano lavorando a una monografia sulle sue opere. «Quando ha capito che stava male - dice ora Lorena con il nodo alla gola - voleva affrettare il lavoro, cercare di concluderlo. Non abbiamo fatto in tempo però è riuscito almeno a scegliere gran parte del materiale».
Lorena è figlia d’arte, nel senso che è oltre che insegnante di Storia dell’Arte anche illustratrice e vignettista (tanti anni fa ha collaborato con le sue vignette per Il Tirreno), insegna disegno , pittura e fumetto alla Fondazione d'arte Trossi Uberti. A piangere babbo Giorgio on lei ci sono anche gli altri figli: Laura, che lavora come operarice sociale e counselor e Leandro operaio specializzato nella realizzazione di navi di lusso. E poi i nipotini Edoardo e Ginevra e la moglie, compagna di una vita, Marvi Realmuto, maestra in pensione. Abitava a Montenero Giorgio Luxardo (i funerali si svolgeranno stamani al Santuario alle 11) «e aveva scelto di vivere qui - spiegano i figli - proprio per il suo amore per la natura, le piaceva stare fuori, osservare ogni dettaglio, respirare la vita».
Ai figli piace ricordare il padre anche con le parole del giornalista d’arte Alessandro Orlando, suo grande estimatore : "Luxardo è un poeta, non dipinge, recita poesie attraverso il segno e il colore, è innamorato della natura e del suo lavoro. Davanti ai suoi quadri, si entra nel mondo essenziale del passato ma sempre attuale, dalle forti radici e dai valori sempre presenti, di quelli che non si dimenticano. I quadri di Luxardo sono delle finestre aperte sulla vita, sui ricordi, sulle emozioni ed infine, ma non per ultima, su di una realtà contadina, retaggio di un passato ormai scomparso”. E ancora: “Arte vera, senza inutili orpelli, senza enigmi e senza tempo, tutta collegata alla ricerca continua delle proprie radici dove il senso di appartenenza è la vera cosa che conta. Luxardo, come tutti gli artisti che vivono delle loro passioni, si esprime attraverso il cuore e ci parla di sé, del suo vivere, dei suoi progetti, dei sogni e delle speranze che lo assorbono interamente. Allora di fronte alle sue opere, riesci a capire quanto sia grande la sua sensibilità e quanto la sua gentilezza e la sua semplicità non siano artefatte. Di quanto esse siano vere. Ci fa dono delle sue passioni, dei suoi sogni e, perché no, delle sue illusioni. C'è un'apertura costante al dialogo in quello che fa. È un poeta che dipinge. Un grande e umile poeta."
Del resto Luxardo da ragazzo frequentava gli studi di grandi maestri come Gino Romiti che lo incoraggiava nella pittura, Cafiero Filippelli e Ferruccio Mataresi che gli dette l'opportunità di frequentare lo studio del grande artista Pietro Annigoni. All’epoca Giorgio era un ragazzo, appunto il più giovane artista ad entrare nel Gruppo Labronico, è stato tra i promotori del Premio Rotonda. Su un taccuino soprattutto negli ultimi tempi appuntava delle frasi. Scriveva che per lui "la pittura era poesia e libertà” e che “non avrebbe mai potuto fare altro che il pittore e solo il pittore”. Diceva che era una "necessità fisiologica": «Fin da bambino - raccontava e appuntava a penna - sono stato attratto dal disegno e dai colori. L'amore per la pittura mi ha accompagnato per tutta la vita. L’arte è cultura amore e onestà». Amava il suo lavoro Luxardo e il profumo intenso dell’arte. E oltre ai maestri aveva sempre parole di stima per molti colleghi, pittori come Luschi, Mazzaccherini, Mazzi e tanti altri artisti labronici.
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