Il Tirreno

Livorno

Trovati anche capelli nei piatti dei bambini, la vicesindaca: «Pronti a rescindere il contratto»

Federico Lazzotti
Trovati anche capelli nei piatti dei bambini, la vicesindaca: «Pronti a rescindere il contratto»

Livorno, le analisi di laboratorio sui residui trovati alla mensa delle Lambruschini hanno anche confermato la presenza di frammenti di ceramica

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LIVORNO.  Non c’era solo un pezzo di ceramica della lunghezza di un centimetro e di pochi millimetri di larghezza nei piatti di minestra serviti alla mensa della scuola elementare Lambruschini. I risultati delle analisi di laboratorio sui tre frammenti ritrovati (e isolati) giovedì scorso, hanno infatti rilevato la natura degli altri corpi estranei. In particolare, nell’altra vellutata di carote e patate con l’aggiunta di pasta, è stato trovato un grumo di capelli, mentre l’ultimo residuo, recuperato sopra a un vassoio, è stato definito come un pezzo di plastica.

LA RICOSTRUZIONE. Gli esperti del laboratorio BioMil nella relazione arrivata nella mattina di lunedì 4 febbraio  in Comune hanno anche aggiunto un elemento determinate per la ricostruzione dell’incidente: nessuno dei tre frammenti è risultato cotto. Ecco perché adesso l’ipotesi che prende piede, è quella che l’errore sia stato compiuto durante l’impiattamento che avviene all’interno della cucina della scuola, dove il servizio è effettuato dagli addetti di Cooplat, e non al centro di cottura della Cir Food di Ospedaletto dove le pietanze vengono invece preparate prima di essere inviate nei vari istituti convenzionati.

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LE REAZIONI. «Da quello che ci dicono le analisi – conferma la vicesindaca Stella Sorgente che tra le deleghe ha quella della scuola – questa ipotesi è la più probabile. Si tratta – va avanti – di una cosa molto molto grave, soprattutto se visto il precedente di un anno e mezzo fa quando nella stessa mensa vennero trovati degli insetti nelle fette di pane. Un episodio che vanifica tutto il lavoro quotidiano che viene fatto per controllare un servizio delicato come quello della mensa». Ecco perché – va avanti – Sorgente – «l’amministrazione vuole andare fino in fondo a questa situazione. Come? Intanto abbiamo inviato all’Ati (l’associazione temporanea di impresa) che ha in appalto il servizio mensa una contestazione formale. Ma non solo, perché stiamo valutando con gli uffici anche la possibilità di risolvere il contratto».

IL PROCEDIMENTO. Il primo passo concreto dell’Amministrazione, come detto, è stato quello di inviare una lettera di contestazione formale alle aziende che hanno in appalto il servizio mensa nelle scuole livornesi. «Adesso – spiega Michela Benetti, responsabile dell’ufficio che si occupa del servizio ristorazione del Comune – avranno dieci giorni di tempo per fare le loro controdeduzioni». Più semplicemente dovranno spiegare come è stato possibile che tre diversi frammenti siano arrivati vicinissimi ad essere ingeriti da almeno due alunni delle elementari e soprattutto spiegare – a loro avviso – in qualche passaggio della filiera sia avvenuta la contaminazione.

Più complicato, a livello procedurale, la possibilità di rescissione del contratto di appalto del servizio mensa. Secondo il Comune, infatti, il ritrovamento di corpi estranei nei piatti dei bambini è configurabile come una penalità di secondo livello che in caso di reiterazione – e questo sarebbe il caso visti i precedenti della plastica nella frittata e degli insetti nel pane – prevederebbe tra le altre anche la rescissione unilaterale per giusta causa del contratto di appalto.

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