Il Tirreno

Livorno

Il vescovo Giusti cita Steve Jobs: «Sulla morte lui non ha ragione»

S.T.

Il monsignore durante l’omelia cita il defunto fondatore della Apple secondo cui perdere la vita era «l’invenzione più bella della creazione» 

3 MINUTI DI LETTURA





il racconto

Nell’omelia ha citato il fondatore della Apple, Steve Jobs, scomparso il 5 ottobre del 2011 a soli 56 anni. Durante il funerale dell’agente della polizia stradale Fabio Baratella, ieri mattina il vescovo di Livorno Simone Giusti ha fatto riferimento all’imprenditore statunitense prendendone nettamente le distanze sulla sua visione della morte.

«Il fondatore dell’azienda informatica – ha spiegato il religioso – ha detto che la morte è l’invenzione più bella della creazione. Oggi la morte provoca la rabbia. Come si fa a definirla così? Fa scalpore e in questo momento tragico definirla la più bella invenzione della creazione per lo meno fa sorridere e stringere i denti. È un evento naturale come nascere, è vero, ma se ti capita a 50 anni il marito, il figlio e il babbo lo sentono come assurdo, nemico».

Giusti ha fatto riferimento al discorso pronunciato da Jobs, nel 2005, davanti agli studenti dell’università di Stanford. «Nessuno vuole morire. Anche chi vuole andare in Paradiso, non vuole morire per andarci. Ma la morte è la destinazione finale di tutti noi. Nessuno può sfuggirvi. E così è giusto che sia, perché la morte è molto probabilmente una delle migliori invenzioni della vita. È l’agente del cambiamento – disse il padre, fra gli altri, degli iPhone e degli iPad – Spazza via il vecchio per fare posto al nuovo. Ora come ora il nuovo siete voi ma tra non moltissimo, gradualmente, diventerete voi il vecchio e sarete a vostra volta spazzati via. Mi spiace essere così duro, ma è la verità».

Poi, il vescovo livornese, ha parlato dell’amore, che va al di là della vita e – appunto – della morte. «L’amore resiste alla morte. Sua madre, sua moglie e suo figlio ameranno sempre Fabio – ha ricordato il vescovo – e quando ci si innamora non si vede. Al massimo, da ragazzotti, diventiamo rossi come peperoni, ma in quanto tale l’amore è invisibile. È la più grande forza sperimentata dall’uomo, una realtà certa sperimentata, ma invisibile».

A principio della cerimonia, invece, il religioso è ritornato a quel maledetto pomeriggio, in cui Baratella a bordo dell’auto della polizia stradale è rimasto vittima del terribile incidente che gli è costato la vita. Ha raccontato di essere passato dal luogo dell’incidente, rendendosi immediatamente conto della sua gravità. «Era un mercoledì di pioggia – ha detto Giusti – e quella strada l’avevo percorsa tantissime altre volte. C’era una fila lunghissima, ci hanno fatto tornare indietro perché non si passava. Il traffico era bloccato, poi rientrando in vescovado ho scoperto che era morto un agente della polizia. Era accaduto l’incredibile e l’imponderabile. Come a Genova, quando in porto è caduta la torre dei piloti dopo lo schianto della nave. Chi se lo poteva aspettare? – ha concluso Giusto – Anche in quel caso è avvenuto l’imprevedibile. L’imponderabile, appunto».

S.T.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web