Il Tirreno

Livorno

I sogni dei ragazzi col cuore nel cosmo, fra voglia di restare e la valigia in mano

Mauro Zucchelli
Le due squadre del liceo Cecioni al rientro a scuola dopo la finalissima mondiale
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Le due squadre del liceo Cecioni al rientro a scuola dopo la finalissima mondiale

Macché secchioni rinchiusi fra i libri: fanno sport e musica. Mostrano di aver fame di futuro ma le idee «ancora da chiarire»

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Silvia Meggiolaro fa danza, Margherita Vaccari gioca a volley in Prima divisione, Chiara Lodovici non solo si allena a schiacciare ma è anche scout, l’altra Chiara che di cognome fa Brugnoni salta in alto con la maglietta dell’Atletica Livorno e studia non solo al liceo Cecioni ma anche all’istituto musicale Mascagni, al primo anno dell’accademico che è un po’come un’università della musica. E se dovesse paragonare a qualcos’altro l’emozione di quando il robot della sua squadra ha agganciato l’altra “sfera”, va a pescarlo nella musica: «Quando il pubblico applaude l’orchestra, la tua orchestra che ha appena finito un brano». Magari la “Tempesta di mare” di Vivaldi, come le è capitato.

L’elenco potrebbe continuare chissà quanto: stavolta riguarda i ragazzi e le ragazze livornesi del Cecioni che hanno conquistato il secondo posto al campionato mondiale dei robot aerospaziali promosso dal Mit di Boston insieme alla Nasa. Adesso sono loro sotto i riflettori: l’ultimo atto di una storia straordinaria che ha visto il Cecioni arrivare alla finalissima internazionale negli ultimi sette anni su otto (e l’unica volte che è andata buca ci ha pesato l’“Enterprise” dell’Iti Galilei a tener alta la bandiera di Livorno).

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Se partiamo dalla danza o dagli scout, dal volley o dal Mascagni non è per il capriccio di cominciare da una curiosità minore: in realtà, basterebbe questo a dire che non stiamo parlando di giovani a una sola dimensione. Niente a che vedere con l’identikit tradizionale del secchione che si rannicchia fra i libri e vi cerca riparo dal mondo. Tant’è vero che, ad ascoltarli mentre raccontano l’avventura nel campus di Alicante, parlano sì della vittoria ma soprattutto di quel che c’era intorno. «A cominciare dal fatto che è stato bello vedere in videochiamata i nostri compagni di alleanza, abbiamo mantenuto i contatti», spiega Chiara Brugnoni, che del Crab Nebula d’argento era la capitana.

Sono in genere al quart’anno, suddivisi fra il corso di scienze applicate e lo scientifico doc (ex fisico-matematico) e cominciano a guardare più in là. Con tanti punti interrogativi in testa: Andrea Repetti dice che non ha ancora le idee chiare «ma un progetto come questo è utile per capire qualcosa di più di sé stessi e di cosa studiare». Anche per Marvin Muho “Zero robotics” è stato utile a «darmi la spinta giusta: voglio fare ingegneria informatica». Appartiene al clan degli aspiranti ingegneri pure Andrea Cuomo, ma col punto interrogativo («forse ingegneria dei materiali?»). Idem per Maria Corea, che confida: «Vorrei fare ingegneria chimica, provare a diventare ricercatrice». Chimica e ricerca: doppia indicazione per Lorenzo Gabrini.

Ma molti dei suoi compagni di scuola e di avventura declinano quest’aspirazione puntando oltre confine, lui no: «Io credo nel nostro Paese, vorrei restare qui: le scuole sono valide e qualcuno deve pur provare a raddrizzare le cose». Marco Viani invece sente che “Zero Robotics” «mi ha reso più cosmopolita, più parte del mondo».

Filippo Peruginelli, che ha alle spalle studi di musica (flauto), azzarda una battuta per dire la voglia di andare «via da Livorno». Dove? «A Cecina, forse a Pisa o addirittura a Lucca». Chissà se invece, ora che «ho scoperto la techno e la voglia di essere dj e produttore», non sogni Londra e gli States.

Martina Ieranò non ha potuto partecipare alla finalissima ma «che gioia quando ho visto la mia squadra arriva sul podio. Cosa sogna per sé? «Laurea in scienze della formazione e poi la carriera in cattedra da prof». Dove? «Chissà, forse a Livorno, forse all’estero». Ma anche Alessandro Silvestro e Riccardo Porcina non si vedono nel cosmo: benché confessino di volerci «pensare ancora un po’» l’uno si immagine studente di giurisprudenza e l’altro «forse a psicologia o e a paleontologia passando da biologia o geologia». Psicologia torna anche fra le ipotesi di scelta di Chiara Lodovici: «Mi piace il confronto con le persone e a “Zero Robotics” l’abbiamo sperimentato».

Fisica: scelta secca per Silvia Meggiolaro e per Leonardo Becherucci. Ma lui la declina «con i piedi ben piantati sulla terraferma», lei invece vuol continuare a guardare lassù nello spazio...

Chiara Giannini ha gli occhi puntati sulle biotecnologie molecolari: «Vorrei occuparmi di ricerca sulle malattie rare, non vengono prese in considerazione perché non ci si lucra abbastanza e io invece vorrei provare a lavorare sul dna per riuscirci». —

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