Il Tirreno

Livorno

Folla commossa in Duomo per l'addio all'agente morto

Stefano Taglione
Il capo della polizia Franco Gabrielli abbraccia il figlio di Fabio Baratella (foto Marzi/Pentafoto)
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Il capo della polizia Franco Gabrielli abbraccia il figlio di Fabio Baratella (foto Marzi/Pentafoto)

Livorno: alle esequie anche il capo della polizia Franco Gabrielli. Il ricordo dei colleghi: "Sarai sempre sulle nostre pattuglie"

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LIVORNO. Folla commossa in Duomo per l'addio a Fabio Baratella, l'assistente capo della polizia stradale morto nel terribile incidente di via Leonardo Da Vinci. Le esequie sono iniziate alle 11, con l'arrivo del capo della polizia, il toscano Franco Gabrielli, che ha abbracciato la famiglia come tutti i colleghi (tantissimi) presenti all'ultimo saluto. Fra gli altri c'erano anche il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, quello di Collesalvetti Lorenzo Bacci (comune dove abitava il poliziotto della Stradale) e il prefetto Gianfranco Tomao.

"Il fondatore di Apple, Steve Jobs - ha spiegato nell'omelia il vescovo Simone Giusti - ha detto che la morte è l'invenzione più bella della creazione. Oggi la morte provoca la rabbia. Come si fa a definirla così? Fa scalpore e in questo momento tragico definirla la più bella invenzione della creazione per lo meno fa sorridere e stringere i denti. È un evento naturale come nascere, è vero, ma se ti capita a 50 anni il marito, il figlio e il babbo lo sentono come assurdo, nemico".
 
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Toccante la lettera di un collega della polizia stradale, letta al termine del funerale. “Sono qui da meno di un anno - ha detto fra la commozione di tutti - e mi è stato chiesto di salutare Fabio con queste poche righe. Ho 49 anni, di cui trenta di polizia. Perché a questa età, e con un figlio di quattro anni, si pensa di andare alla Stradale dove si sta in strada e si rischia la vita? Perché noi ci crediamo. La polizia stradale è dentro di noi. Questa specialità la fai per passione, come faceva Fabio: fiero e orgoglioso. Fabio era uscito di pattuglia come ogni giorno, ma nessuno pensava che quella pattuglia non sarebbe mai rientrata. Fabio era un "burlone" - continua il collega - ma non amava parlare di sé. Eravamo fratelli e da quella sera purtroppo abbiamo un fratello in meno. Il mio pensiero va anche ai colleghi più giovani: fratelli state attenti, è a voi che mi rivolgo. L’anno, per la polizia di Stato e la polizia stradale, è iniziato veramente male. Per il 2019 non vorrei vedere più bandiere a mezz’asta. Noi continueremo a pattugliare la strada come faceva Fabio: lui sarà sempre con noi in pattuglia. Ciao Fabio, dacci un occhio da lassù", si conclude così la toccante lettera.
 
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