Il Tirreno

Livorno

la protesta 

Senegalesi in corteo in centro Rabbia per il caso Thiam

Flavio Lombardi
Senegalesi in corteo in centro Rabbia per il caso Thiam

Diop sotto al Comune con rappresentanti toscani e un parlamentare del Senegal Ma c’è una doppia manifestazione con le due comunità in polemica tra loro

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Ore 9.45 da piazza delle Repubblica muove la manifestazione promossa dal rappresentante della comunità senegalese di Livorno. Un drappello (non più di 30 componenti) appoggiato da alcuni simpatizzanti di Usb, percorre via Grande, vira su via Cogorano per dirigersi poi in via San Giovanni e stazionare per alcuni minuti davanti al Palazzo del Governo. Lì Modou Serigne parla. «C’è di mezzo un morto, seppellito senza autorizzazione del nostro consolato. Sono andato all’ospedale a chiedere spiegazioni, poi ho parlato col sindaco. Entrambi hanno cercato di chiarire. Almeno un passaggio lo hanno omesso, perché Gora Thiam non era un clandestino, ma uno che da 28 anni aveva regolare permesso di soggiorno. Siamo a dimostrare la nostra rabbia per un caso mai accaduto in precedenza in Italia. Tuttavia, stigmatizzo la protesta mossa nell’atrio dell’ospedale. Non si politicizzano certe cose: Diop Mbaye se vuole faccia polemica con Filippo Nogarin lasciando da parte il popolo senegalese».

Andrea Ermini, console onorario del Senegal, fa una breve apparizione. «Triste vicenda, con gravi risvolti, ma risolta in 48 ore. Un cortocircuito con esito positivo, grazie anche all’apertura dimostrata dall’amministrazione». Sembra tutto finito, e invece siamo solo all’inizio.

Perché, come al gioco dell’oca, si torna indietro. Di nuovo in piazza della Repubblica per una manifestazione che per gli organizzatori è il vero corteo di protesta. Ritrovo alle 10, partenza alle 11 o forse anche un po’ dopo. Il tempo necessario che da Brescia arrivi anche Seck Nango, deputato dell’assemblea nazionale in Senegal, rappresentante nel suo paese dei senegalesi in Italia. Sono tanti, almeno 250. Non solo “stanziali”: giungono anche uomini dalle vicine Piombino e Cecina, ma pure Pontedera, Firenze, Bologna. Ci sono anche alcune donne e bambini.

Si chiede come mai ci sia questa frattura nella comunità senegalese anche di fronte a un caso che dovrebbe vedere tutti uniti. Diop Mbaye dà la sua interpretazione: «C’è una manifestazione organizzata da giorni e un’altra fatta dagli amici di Nogarin e del console onorario chiesta però dal sindacato Usb. Siamo in democrazia, ciascuno può fare quello che vuole, ma il Senegal siamo noi. Stop alle ingerenze, la strumentalizzazione la fanno gli altri».

«Esprimiamo dispiacere – dice poi – per quello che è successo, senza incriminare nessuno. Per questo c’è la magistratura nella quale ho piena fiducia».

Si torna ai numeri di telefono che l’Asl ha chiamato ma ai quali nessuno ha risposto quando il connazionale è deceduto in ospedale, prima della sepoltura senza avviso. «Non basta dire di aver telefonato alcune volte e lavarsi così le mani. Avverti l’ambasciata, chiami il prefetto. Non ci sono giustificazioni». Alle 11.20 compare Seck Nango, veste la fascia con la bandiera del Senegal, dando alla sua partecipazione il crisma dell’atto solenne. «Mai più», dice. Si parte e queste parole risuonano più di altre, mentre i passanti di via Grande osservano curiosi. L’arrivo questa volta è davanti al Comune. Alcuni prendono la parola, poi inizia una preghiera per Gora. Che finalmente, riposa nella sua terra d’origine. Inshallah. —

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