Gioco
Modì senza pace, guerra fra falsari: doppio blitz dei carabinieri
Livorno: l’intervento dell’antimafia in casa di un possidente di Forlì e il riccone americano che aveva tirato fuori nove milioni
LIVORNO. Stavolta al riccone americano non volevano vendere la Fontana di Trevi o il Colosseo ma un capolavoro di Modigliani: per la “Jeune femme à la guimpe blanche” era disposto a tirar fuori nove milioni di euro se non fossero saltati fuori i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale a rompere le uova nel paniere: hanno mandato a gambe all’aria il pagamento per un’opera che, secondo i militari della sezione falsificazione del reparto operativo, Modì non aveva mai realizzato.
Neanche due settimane fa, era stata la Direzione distrettuale antimafia di Catania a spedire i militari dell’Arma nella bella abitazione di Forlì in cui vive un professionista sessantenne benestante con il pallino dell’arte: quando escono dalla casa portano via un dipinto 70x40 dedicato a un volto di donna. E’ di Modì: anzi, è meglio dire che al possidente romagnolo l’hanno venduto come un’opera di Modigliani, ma per i magistrati si tratta di un falso (anche se è corredato dai pareri di esperti e studiosi). Qui è l’acquirente a battersi a suon di avvocati e carte bollate in nome della convinzione che il quadro sia effettivamente dell’artista livornese.
Basta andare un po’ più a ritroso nel tempo per scoprire la mostra di Genova, aperta in pompa magna a Palazzo Ducale (con tre opere prestate dal Comune di Livorno) e poi chiusa in fretta e furia nel luglio 2017 dopo che il collezionista Carlo Pepi, fiuto acchiappa-falsari e talento da Don Chisciotte, denuncia la presenza di numerosi falsi.
Non è la prima volta che Pepi denuncia la presenza di falsi Modì in qualche esposizione, foss’anche di rango. Anzi, quasi in contemporanea se l’era presa con una mostra a Arezzo. Non basta: nel luglio scorso aveva lanciato un siluro quella di Spoleto. Tempo tre mesi ed eccolo puntare il bazooka delle accuse contro l’esposizione di Palermo. Non ha mai pace il povero Modì: dalla burla livornese delle false teste in poi...
Resta il dubbio che sia in atto uno scontro frontale fra gruppi e coalizioni di interessi che cercano di accaparrarsi la possibilità di avere in mano l’egemonia sulle expertise: il centenario della morte è vicinissimo e già da tempo il borsino delle aste da Sotheby’s o da Christie’s fa volare i prezzi delle opere di Modì. In questa pagina trovate i prezzi di aggiudicazione delle opere di Modigliani pagate più care negli ultimi anni: già con le prime dieci si superano i 700 milioni di dollari (707,5), ma se dovessimo metterle nel conto tutte si va ben oltre la soglia del miliardo. L’equivalente del fatturato di Dolce & Gabbana o di Benetton, industrie da quasi 2mila addetti…
Figurarsi che, nella ricostruzione di Repubblica che ha rivelato l’episodio, l’uomo d’affari statunitense aveva “corteggiato” a lungo quel dipinto arrivando a sponsorizzare nel 2009, dunque prima ancora di acquistarlo, una mostra allestita nella Sala Vanvitelli dell’Avvocatura Generale dello Stato: così facendo – dice il quotidiano romano – aveva ottenuto un diritto di prelazione nel caso la famiglia ungherese proprietaria avesse deciso di venderlo (e qui si aprirebbe un altro capitolo del giallo perché nella ricostruzione si fa riferimento a dubbi sulla proprietà magiara e si segnala che in rete c’è traccia di una contesa giudiziaria sul quadro).
La difesa del mediatore dell’affare, finito nei guai, chiede una controperizia perché è convinta che si tratti dell’unico ritratto di Simone Thiroux, studentessa di medicina e “amor fou” di Dedo. Solo per pochissimo tempo: con tanto di figlio, però mai riconosciuto.
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