Il Tirreno

Livorno

Il film di Alfredino, “maschera” sorridente che per mezzo secolo ha aperto il cinema - Video

Cristiana Grasso
Il film di Alfredino, “maschera” sorridente che per mezzo secolo ha aperto il cinema - Video

Livorno: va in pensione l’uomo simbolo della sala Quattro Mori, tanto amata dai livornesi. Ha accolto e conosciuto generazioni di spettatori 

5 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.17722671:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/per-40-anni-la-maschera-del-cinema-4-mori-ha-accolto-e-conosciuto-generazioni-di-spettatori/115446/117039]]

LIVORNO. Alfredino non è la “maschera” dei 4 Mori. “È “ i 4 Mori. Anche ora che è appena andato in pensione (giusto venerdì), e che se ne sta nel salotto di casa sua in Corea. Con la moglie Rita, che ha un negozio di parrucchiera e se lo coccola felice raccontando che venerdì scorso stava per preparare il “panierino” che Alfredo portava sempre al lavoro quando si è resa conto che avrebbero cenato a tavola, insieme. Alfredo ha un bellissimo gattone bianco e nero ai piedi e tra le mani una pagina del Tirreno con un articolo su “La pazza gioia” e la sua foto abbracciato «all’amore mio», il regista livornese Paolo Virzì che lui ha visto crescere, «da quando divorava film su film a quando è diventato famoso e ogni volta che veniva a presentare i suoi film in anteprima ai 4 Mori per me erauna festa».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.17722637:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17722637:1652468497/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Contento di potersi finalmente riposare («ho 67 anni, non sono più un ragazzino, bisogna ritirarsi prima o poi e lasciare spazio ai giovani») ma anche un po’ spaesato, lui che di pomeriggi in famiglia ne ha trascorsi pochi, soprattutto quando le proiezioni partivano dalle 3 del pomeriggio. Alfredino, un’istituzione, dal 1975 simpatica certezza all’ingresso del cinema-teatro (anche se in pianta stabile è stato assunto nel ’79, prima girava un po’ tutti i cinema della città) che per tantissimi livornesi è stata un po’ una seconda casa, a staccare biglietti certo ma anche ad accogliere gli spettatori come vecchi amici, generazione dopo generazione. Quelli dei cineforum, quelli dei film più commerciali, quelli degli spettacoli teatrali più sofisticati, quelli del vernacolo.

Alfredino, all’anagrafe Alfredo Commellini, per tutti aveva una battuta e una sferzata di ironia, riconosceva quasi ogni faccia, con chi era più in confidenza si lasciava andare anche a qualche spiritoso commento sul film ma senza mai spoilerare cioè senza rovinare il gusto della sorpresa.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.17722637:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17722637:1652468497/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Quanti film ha visto Alfredo?

«E chi lo sa... Cinquemila? Non ho mai fatto il conto ma ne ho visti tanti davvero. Magari a pezzi, ma me li sono visti tutti. Il cinema, al di là del mio lavoro, mi piace. E anche l’atmosfera del teatro, del cinema...».

E quanti spettatori sono passati sotto i suoi occhi?

«Dai nonni ai nipoti, mezzo secolo di generazioni. Un signore un giorno è venuto lì per chiedermi se lo riconoscevo... Era il bambino che mi aveva fatto dannare durante un ciclo di spettacoli in un parco della città, si arrampicava su un albero e io lì a tirarlo giù per paura che si facesse male. Mi si è avvicinato per dirmelo. Mi sono commosso».

“Maschere” di cinema e di teatro a Livorno ce ne sono state tante, la maggior parte di loro ha lasciato comunque un ricordo in chi frequentava quelle sale. Lei però ha qualcosa di speciale. A lei hanno voluto e vogliono bene davvero e già ieri tutti chiedevano di lei....

«Non è accaduto subito questo feeling, all’inizio ero timido, non mi sbilanciavo. Poi ho cominciato a prendere coraggio. “Bella bimba” magari dicevo alle ragazze, qualche battuta sul film tipo “mamma mia non ci venire...” ma poi precisavo che stavo scherzando».

Quasi 50 anni tra la gente, la routine particolare di chi lavora la notte, la soddisfazione di essere così amato. Quanto le mancherà questo lavoro?

«Mi mancherà certo. Mi mancheranno soprattutto i miei colleghi Andrea Pieri e Enrico Spagnoli, le chiacchierate con loro. Però continuerò ad andare al cinema».

Come ha trascorso la prima giornata da pensionato?

«A casa, con la moglie, a guardare la tv. A un certo punto mi sembrava di essere in ritardo per il lavoro, poi ci siamo ricordati che ero in pensione...».

Al cinema continuerà ad andare. Del resto ci andava anche nei giorni liberi...

«Si è una passione. Ho i miei film del cuore come “Titanic” che tra proiettammo anche ai 4 Mori con un incasso pazzesco, venne a vederlo anche mia moglie che però ama anche il teatro. Però anche a lei alcuni film piacciono molto così andiamo insieme».

E a proposito di teatro... In questi ultimi anni con la Compagnia degli Onesti di Emanuele Barresi il teatro è tornato a fare incasso ai 4 Mori. Siete diventati amici?

«Certo, con lui, con la sua compagna Adelia, con tutta compagnia. Stanno facendo un grande lavoro, hanno portato bei nomi e lustro ai 4 Mori. Peccato che debbano fare tutto da soli perché dalle istituzioni non arriva un euro. Ma loro sono bravi e coraggiosi, ai loro spettacoli il teatro è sempre pieno. In passato c’era stato un tentativo di riproporre il teatro ma non era andato granché bene. Invece con Barresi davvero abbiamo svoltato».

Ci sono stati momenti di crisi... Più volte si è parlato di chiusura per i 4 Mori. Come vede il futuro di questa sala così amata dai livornesi?

«Certo abbiamo avuto alti e bassi. Il circolo della Compagnia Portuali fino a ora è riuscito a mantenere l’attività in piedi, anche a Villa Fabbricotti dove il programma si trasferisce d’estte. La crisi non risparmia nessuno».

Grazie al suo lavoro ha conosciuto tanti artisti.

«Eh sì. Sylva Koscina, Salvatores, Ciccio Ingrassia, Gloria Guida, Stefania Sandrelli, Paola Gassman, Claudia Gerini e tutti non me li ricordo certo. E poi tutti gli attori del vernacolo. Ma soprattutto Paolo Virzì. Davvero una persona speciale. Adoro i suoi film e anche lui come persona».

A proposito di Virzì: come ha reagito quando le proposto di fare una comparsata, cioè interpretare se stesso, all’ingresso dei 4 Mori, quando arriva Stefania Sandrelli in una scena di “La prima cosa bella”?

«All’inizio ero un po’ imbarazzato ma mi ha davvero fatto un onore, resterò immortalato in quel bellissimo film che ha girato il mondo e continuerà a girarloperché è un gran bel film. E poi la soddisfazione di essere ripreso mentre faccio il mio lavoro».

Tanti anni tra il pubblico, anche a dover mantenere una certa disciplina. Mai un problema?

«I problemi li ho sempre risolti senza drammi, con ironia. Una volta un gruppo di ragazzi si era stravaccato con i piedi sugli schienali delle poltrone. Dal fondo della sala ho lanciato un urlo: “levate quei piedacci”. Non se lo aspettavano da me. Sono scattati immediatamente e via i piedi... Poi tante volte ho dovuto svegliare gente che si era addormentata e stavo per rinchidere dentro al cinema. Mi avvicinavo con la torcia: «È finitoooo il film” gli dicevo, ma senza urlare, non volevo spaventarli. A volte qualcuno è venuto a protestare perché il vicino russava ma io lì non potevo proprio farci niente...» —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web