Gioco
«Dopo 7 giorni arrivammo ad Auschwitz» Il diario di Frida Misul al Museo della Città
Il documento originale donato dalla Comunità Ebraica al Comune collocato in una sezione speciale accanto a Mascagni
il racconto
«Dopo un viaggio durato 7 giorni, siamo arrivati il 23 mattina ad Auschwitz, in Polonia, e ci hanno fatto scendere verso le ore sette del mattino. Siamo scesi dai vagoni tutti insieme, ci hanno fatto mettere per cinque e sfilare davanti ai tedeschi… e a mano a mano che si sfilava, ci levavano i bagagli, le borse ed ogni cosa. Chi si rifiutava, veniva preso a bastonate… In fila, ci facevano un numero a tatuaggio come ai galeotti...». Da quel momento, era il maggio del ’44, smise di essere Frida Misul. Il suo numero identificativo fu 5883.
Questi sono alcuni stralci che raccontano l’arrivo dell’unica superstite livornese (gli altri tre, furono uomini, che mai hanno voluto raccontare la loro storia) dell’inferno di Birkenau. Un talento del canto che per sfuggire alle leggi razziali si esibiva con lo pseudonimo di Frida Masoni. Si salvò grazie alle sue doti vocali.
Era “l’usignolo di Auschwitz” che incantava le SS, le quali la risparmiarono e la riguardavano con trattamento e vitto migliore, affinché potesse cantare al sabato o alla domenica.
Per il Giorno della Memoria è stata allestita una sezione temporanea al Museo di Città che testimonia quegli anni bui del XX° secolo. Con il manoscritto originale, donato in comodato d’uso per due anni al Comune dalla comunità ebraica livornese, rappresentata ieri mattina da Guido Servi.
Si scorrono le pagine, si legge il testo scritto da Misul, su una musica già esistente e che proprio grazie al diario di Frida, dette la spinta, ma con altre parole, a far diventare quel motivo, l’inno d’Israele. «Un grazie alla comunità per questo dono - dice l’assessore alla cultura Francesco Belais - che porta una testimonianza importantissima di una nostra concittadina scomparsa nel 1992. Documenti rari, preziosi e di grandissimo valore. Abbiamo pensato di collocare questi documenti nel Museo di Città, per il contributo degli ebrei allo sviluppo di Livorno; le stesse Leggi Livornine, nascono in segno di apertura al popolo ebraico». Il manoscritto resterà per due anni, ma l’auspicio è che ci resti molto più a lungo. Ed è nella stessa area dedicata a Mascagni.
Guido Servi, voce narrante di alcuni passi del diario, è emozionato. «Lo stesso materiale era esposto al museo ebraico in Via Micali, ma qui è un’altra cosa - dice - la comunità è soddisfatta. Bisogna fare memoria, perché i superstiti sono sempre meno e, pericolosi rigurgiti e negazionismo, vanno combattuti».
Paola Tognon, direttrice del Museo, rivela i motivi della scelta della zona dedicata a Frida Misul. «Qui, c’erano alcuni libretti di Mascagni e ci pareva che questa posizione, fra la musica e le immagini dei bombardamenti di Livorno, potesse essere la migliore posizione. Ci sono momenti belli, ma anche tragici, che segnano la storia del secolo scorso in Italia e a Livorno. Una storia speciale, una delle prime testimonianze autografe di memorie di una donna, fortunatamente scampata alla morte». —
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