Gioco
Le imprese di un ufficiale eccezionale che in Accademia non aveva brillato
Fu l’uomo dei primati nel mondo dei sommergibili e morì sul “Da Vinci” quando venne affondato dagli inglesi
memorie
Il comandante GianfrancoGazzana Priaroggia fu un accademista mediocre ma un ufficiale eccezionale. Per gli inglesi fu il miglior sommergibilista nella seconda guerra mondiale ma in Accademia Navale il suo rendimento non fu certo tra i primi. Anzi, dopo un inizio brillante ( 13° su 170 allievi alla sessione d’esami 1931-32), scivolò su posizioni centrali: 24° su 69 nel corso successivo e 32° all’atto della nomina a Guardiamarina nel 1935. Gianfranco Gazzana Priaroggia avrebbe compiuto 23 anni. Negli 8 anni successivi, quando scomparve in mare a bordo del sommergibile “Da Vinci”, è stato l’ufficiale più volte giudicato “Eccezionale” dai suoi superiori. Non era, comunque, soltanto “l’uomo dei primati” – scrive il giornalista parlamentare livornese Angiolo Berti – ma per delinearne la dimensione occorre confrontarlo con altri, noti sommergibilisti, come Salvatore Todaro (il “Don Chisciotte del Mare”), Carlo Fecia di Cossato (l’”Affondatore”) e Primo Longobardo (il “Tattico dell’Ardimento).
Il suo mondo fu il sommergibile. Salvo brevissime destinazioni a terra, venne imbarcato sui mezzi subacquei dall’inizio del 1936 al maggio 1943, quando il “Da Vinci”, al termine della più fruttuosa missione mai compiuta da sommergibili italiani, colò a picco in Atlantico colpito da due navi inglesi, rientrando alla base. Gazzana apparteneva alla generazione degli ufficiali che si formarono durante la fase più acuta del contrasto fra Italia e Gran Bretagna. C’era, in loro, la coscienza della sproporzione fra le due flotte. C’era l’ammirazione per tutto ciò che la Marina inglese rappresentava sul piano professionale e dell’esperienza. Non mancava, in ogni modo, la consapevolezza che l’ardimento e l’ingegno potevano supplire all’insufficienza dei mezzi. Ognuno possiede comunque la propria individualità – parole di Berti, storiografo ufficiale della Marina Militare – ma tutti appaiono riconducibili ad una comune matrice: la preparazione spirituale. Questa parte di storia andrebbe riscritta per dimostrare come nonostante le lamentate insufficienze, le disfunzioni, gli errori, l’evidente sproporzione fra gradi militari e livelli di partecipazione alle grandi scelte della guerra da parte dei titolari di tali gradi a causa delle interferenze di carattere politico, ogni giorno s’inventasse un miracolo.
Ma soprattutto per evidenziare come la Marina Militare, non abbia fallito nella preparazione spirituale degli uomini. Fu questa preparazione a tenere testa per oltre 40 mesi alla più potente Marina del mondo, meritando l’ammirazione della Patria. Sono 5 i gradi di qualifica per un giudizio positivo: sufficiente, buono, molto buono, ottimo, eccezionale. Per il suo superiore, Fecia di Cossato, Gazzana fu eccezionale. Partì per la sua ultima missione con il grado di tenente di vascello. Aveva trent’anni e la promozione a capitano di corvetta per merito di guerra lo raggiunse in mare, pochi giorni prima di morire. Il 26 maggio 1943, il quotidiano La Stampa dava in prima pagina la notizia dell’onorificenza concessa al comandante Gazzana da parte della Germania, della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro. Al contempo, si preannunciava il rientro alla base di Bordeaux del “Da Vinci”, per il 29 dello stesso mese. Nessuna sapeva che, 3 giorni prima, il sommergibile era stato affondato con i 65 uomini. Del fatto si venne a sapere soltanto a guerra conclusa. In seguito, due sommergibili hanno preso il suo nome.
Gian Ugo Berti
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