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Il senegalese morto rischia di diventare un caso diplomatico
La Farnesina che chiede chiarimenti al Comune di Livorno Il sindaco: «Diffuse falsità per avere consensi nella comunità»
LIVORNO. Rischia di diventatare un caso diplomatico la storia del senegalese sepolto al cimitero dei Lupi senza che la famiglia sapesse della sua morte, a cui è seguita l’invasione dell’atrio dell’ospedale da parte di un centinaio di cittadini senegalesi. La vicenda è finita in prima pagina sui giornali di Dakar e Touba, le principali città del Senegal e ha molto colpito l’opinione pubblica locale. Si è mosso il governo, che ha messo in moto l’ambasciata a Roma, la quale a sua volta ha chiesto spiegazioni al ministero degli Esteri italiano. Dalla Farnesina è partita una richiesta di chiarimenti al Comune.
E ieri il sindaco Filippo Nogarin ha preso una posizione molto netta nei confronti della parte di comunità senegalese, che dietro allo storico rappresentante Mbaye Diop ha manifestato dentro l’ospedale e scatenato il caso, denunciando addirittura la violazione dei diritti umani.
«Alcuni rappresentanti della comunità senegalese di Livorno stanno cercando di creare un incidente diplomatico, diffondendo falsità ai più alti livelli istituzionali in merito al decesso e alla sepoltura del loro concittadino morto in ospedale il 15 gennaio scorso - ha affermato in una nota Nogarin -. Tutto questo è inaccettabile e rappresenta una mancanza di fiducia nei confronti di una comunità, quella livornese, da sempre rispettosa, solidale e accogliente».
«Il ministero degli Esteri ci ha scritto ufficialmente per chiederci chiarimenti sulla vicenda. Ho personalmente contattato la segretaria particolare del ministro per spiegare come sono andate le cose, dopodiché abbiamo inviato formalmente un resoconto, allegando la documentazione che testimonia come tutte le procedure stabilite per legge siano state rispettate sia dal personale dell’Asl che dal Comune. Tra questi documenti ci sono i tabulati telefonici che hanno registrato otto chiamate ai numeri di riferimento dei parenti di Thiam Gora, quattro al momento del suo decesso e quattro nei giorni successivi. Chiamate rimaste senza risposta. Come i due messaggi lasciati in segreteria».
«Ora - aggiunge Nogarin - l’ex rappresentante della comunità senegalese Diop Mbaye, ci ha comunicato di aver organizzato una manifestazione di protesta in centro. Tutti hanno diritto di manifestare, ma questa volontà di alzare i toni denota un’inaccettabile mancanza di rispetto per l’intera città. Non ci troviamo davanti a un caso di discriminazione o a una sepoltura senza avvisare i familiari. Siamo davanti a un team di professionisti che ha fatto il suo lavoro con dedizione e umanità, nel rispetto delle regole. Se qualcuno intende scatenare un incidente diplomatico per riguadagnare credibilità nella comunità senegalese, troverà in me un ostacolo insormontabile».
G.C.
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