Il Tirreno

Livorno

Dal piccolo spaccio ai nuovi narcos: «Livorno capitale della droga»

Federico Lazzotti
Dal piccolo spaccio ai nuovi narcos: «Livorno capitale della droga»

Dopo il sequestro di 644 chili di cocaina in porto l’allarme del procuratore capo nell’annuale dossier: "Gli stranieri gestiscono il dettaglio, le mafie i grandi traffici". Ma la Procura è sotto organico 

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LIVORNO. A Livorno, nuova capitale italiana della droga, ci sono due guerre in corso. La prima contro le organizzazioni che stanno dietro al piccolo spaccio al dettaglio, per lo più a base di hashish e marijuana, che si consuma ogni giorno in città. E l’altra, ancora più complessa, che riguarda i nuovi signori del narcotraffico che hanno scelto il porto di Livorno come porta d’accesso per far arrivare in Italia la cocaina proveniente dal Sud America. E di solito costruiscono un legame con le mafie che si occupa di trovare collaboratori sul territorio.

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Se non bastassero gli allarmi arrivati negli ultimi mesi, prima dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e la settimana scorsa dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola nella sua relazione all’apertura dell’anno giudiziario, basta raccontare delle due ultimi operazioni in città. In appena otto giorni, dal 7 e al 15 gennaio, tra villa Fabbricotti e le banchine della sponda Ovest, è stato infatti sequestrato un quantitativo di sostanze stupefacenti quattro volte quello effettuato in tutto l’ultimo anno. Prima gli 830 chili tra hashish e marijuana trovati in un anonimo garage di via Ebat, nella zona residenziale di via Montebello. Ora i 644 chili di cocaina scoperti all’interno di un container partito dal nuovo mondo, diretto in Spagna e di passaggio dal porto di Livorno.

La radiografia dello spaccio di stupefacenti a Livorno è descritta nella relazione annuale firmata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco. «In aumento (rispetto all’anno precedente ndr) i reati in materia di stupefacenti, così come gli arresti in flagranza di reato e le denunce a piede libero. Il cosiddetto “piccolo spaccio” – prosegue – risulta ancora gestito in prevalenza da spacciatori stranieri. In particolare quelli di origine magrebina hanno un ruolo predominante non solo per quanto riguarda l’eroina, ma anche per i derivati della cannabis e la cocaina. Infatti gli arresti effettuati riguardano nella quasi totalità il reato di cessione di stupefacente al dettaglio a consumatori abituali e il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con quantitativi sequestrati non troppo ingenti».

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Diverso il discorso per quelle che vengono definite come «indagini complesse», molte delle quali iniziate con sequestri effettuati all’interno di container. «Com’è ormai noto – è la premessa del procuratore – il porto di Livorno è uno snodo importante nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I vari ingenti sequestri effettuati negli ultimi anni e anche nel periodo in esame (il 2018) costituiscono la più significativa conferma. Ha colpito anche l’opinione pubblica il ritrovamento di circa 200 chili di cocaina custodita in borsoni galleggianti nello specchio d’acqua davanti alla notissima terrazza Mascagni e davanti alla Accademia Navale».

I dati della Finanza raccontano che nell’ultimo anno sono stati sequestrati complessivamente circa 327 (+134%) chili di sostanze stupefacenti. «In un procedimento, con indagini delegate proprio alla Finanza – ricorda Squillace Greco – sono stati sequestrati circa 80 chili di cocaina nascosti nel supporto metallico di una cisterna vuota giunta al porto di Livorno. Le successive indagini sviluppate proprio per individuare i destinatari della droga, hanno portato all’arresto di soggetti legati alla criminalità organizzata che opera nel litorale laziale». Ecco perché la presenza del porto «rende necessaria una particolare attenzione alle attività illecite connesse». Peccato che tutto questo lavoro debba essere fatto in una Procura che al momento ha cinque magistrati invece degli otto in organico.
 

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