Il Tirreno

Livorno

644 chili di coca tra i sacchi di caffè Sequestro in porto per 130 milioni

Matteo Scardigli
644 chili di coca tra i sacchi di caffè Sequestro in porto per 130 milioni

Tutte le fasi dalle indagini fino alla confisca sulla banchina livornese. Le Fiamme Gialle: «Un’operazione da manuale»

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644 chili di cocaina per un valore stimato di 130 milioni di euro divisi in 582 panetti contenuti in 23 borsoni sopra alcuni sacconi bianchi contenenti chicchi di caffè, stivati dentro un container scaricato in porto. Più di 3 milioni di dosi (secondo le stime delle Fiamme Gialle) tolte dal mercato europeo degli stupefacenti.

Il 15 gennaio in un colpo solo la guardia di finanza e l’agenzia delle dogane e dei monopoli hanno messo a segno il sequestro di droga più corposo degli ultimi 10 anni a Livorno, che da solo “pesa” più del doppio rispetto a tutti i sequestri effettuati nel 2018 (308 chili) messi insieme. Una partenza col botto per la seconda compagnia di Livorno delle Fiamme Gialle, istituita proprio il 1° gennaio di quest’anno per rinforzare l’impianto labronico.

A dirigere le indagini, partite da una segnalazione della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga), il procuratore Ettore Squillace Greco, in coordinamento con il suo omologo fiorentino Giuseppe Creazzo e con il Gico (Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata) della polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle di Firenze.

Dalle investigazioni è emerso che il container era stato spedito da una società in Honduras e imbarcato a Puerto Cortés per poi essere trasferito su un'altra nave a Moin, in Costa Rica, diretta a Barcellona. Il container sarebbe poi dovuto finire ad un'azienda di Madrid, dove però non mai arrivato. La droga non era quindi destinata al mercato nostrano.

I finanzieri hanno monitorato la nave da prima che entrasse in porto, per evitare che la droga fosse trasbordata in mare. Accertato che nessuno si è avvicinato all'imbarcazione durante la ultime fasi di navigazione verso il porto, i militari sono saliti a bordo appena la nave ha ormeggiato, per verificare i sospetti concentrati su alcuni specifici container. La droga si trovava in quello che conteneva i sacchi di caffè, nascosta in dei borsoni contrassegnati con una X e imballata in panetti con la sigla DG in stampatello.

All'interno di uno dei container anche una copia perfetta dei sigilli di carico, pronti per essere usati: quelli autentici infatti servono a garantire allo scalo di destinazione che il carico non è stato alterato in seguito all’ispezione compiuta nel porto di partenza, perché per aprire il container bisogna romperli.

A illustrare l’operazione il comandante delle fiamme gialle labroniche Gaetano Cutarelli e il comandante della Toscana Bruno Bartoloni, sottolineando l'importanza della cooperazione interforze e tra gli investigatori di diversi Paesi. «Un grande lavoro di intelligence e di squadra: un’operazione da manuale» spiega Cutarelli, che poi conclude: «Questo sequestro rappresenta anche un danno alla criminalità organizzata, e un passaggio importante nella tutela dell’economia del mare».—

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