Gioco
In piazza XX si sentono abbandonati «Non c’è soltanto la statua imbrattata»
Residenti e commercianti si lamentano dopo lo sfregio a Canapone: «Qui si ubriacano e litigano. Volano le bottiglie...»
«Quello dello spray è solo l’ultimo inquietante episodio. Il basamento della statua, appena fa buio, si riempie di ubriachi. Giovedì sera, per esempio, erano in quattro e uno di loro non faceva altro che spaccare le bottiglie per terra. Ci vorrebbero più controlli e le telecamere, ma soprattutto andrebbero sistemate le strade. Questo marciapiede è disastroso. Lo vede? Cadendo c’è da farsi male».
Indica sotto i suoi piedi Salvatore Russo, dipendente del bar Sabry, una delle attività commerciali di piazza XX Settembre, la zona del centro dove attorno alle 13 di due giorni fa un ragazzo (forse minorenne) in compagnia di alcuni amici ha imbrattato con uno spray azzurro il basamento della statua di Canapone. Per scoprire la sua identità sono in corso le indagini da parte della polizia municipale, che sta analizzando diverse foto (oltre a un messaggio audio di un passante) che ritraggono il baby-teppista di spalle. Oggi, inoltre, gli agenti ascolteranno due testimoni che lo hanno visto in faccia, uno dei quali dopo averlo rimproverato si è pure sentito insultare. In ogni caso è partita d’ufficio, per ora solo a carico di ignoti, la denuncia per danneggiamento aggravato, fattispecie prevista quando i danni interessano «edifici pubblici, destinati a uso pubblico o all’esercizio di culto o su cose di interesse storico-artistico o su immobili sia in costruzione che in ristrutturazione».
«Ciò che è successo dimostra il livello di ignoranza che vige in questa città – attacca Enrico Bargelli, titolare del negozio “Red art Work”, sempre in piazza XX Settembre – ma intensificare i controlli penso che non serva a niente, visto che se stringi la cinghia da una parte, i teppisti colpiscono dall’altra. Questi ragazzini avranno sì e no 14 anni, sono poco più che bambini». «Certe persone non hanno più rispetto per il lavoro altrui – lamenta una residente del quartiere, Graziella Cinquini – e mi fa rabbia vedere questo scempio poche settimane dopo la fine dei lavori di restauro. Qui pitturano pure i muri dei palazzi, anche quello di casa mia che avevamo da poco riverniciato».
«Siamo tutti indignati – commenta Alessandro Sammartino, titolare insieme alla moglie Rossana Tosi della ditta Tosi Emo – anche perché quando chiudiamo, sotto la statua gruppi di sbandati cominciano a ubriacarsi. Ci vorrebbe un sistema più duro, in cui tutti sono chiamati a rispettare le regole. Io, se vedo qualcuno compiere illegalità, glielo dico. Cosa posso fare di più? Le persone sono sempre più maleducate e spesso i genitori sono assenti. Spero che il Comune faccia pulire la statua a chi l’ha deturpata».
Per fortuna – lo si apprende dall’amministrazione – uno spray protettivo, spruzzato in fase di restauro, potrebbe aver protetto il monumento. Per questo motivo, forse, basterà uno straccio inzuppato d’alcol per rimuovere lo scempio. Un’operazione che, in ogni caso, verrà svolta solo dopo che sarà individuato il teppista. Queste sono le intenzioni del Comune. Se lo augura anche Roberto Fastame, mentre ci passeggia, indignato, accanto. «Di giorno, tutto sommato, qui è tranquillo – dice Federico, che non vuole comparire con il cognome – ma quando fa buio vedi le persone sedute sulle panchine a bersi il vino. È normale che poi si generi il degrado».
Fra le persone più arrabbiate dopo il danneggiamento del monumento c’è Patrizia Freschi, residente proprio in piazza XX Settembre, che insieme ad altre donne ha abbellito tutti gli alberi con una serie di ricami all’uncinetto che rinnoverà a primavera. «È inutile costruire le fontane se i marciapiedi versano in questo stato», ammonisce. Sulla stessa linea Stefano Morgè. «Io sono caduto – dice – prendendo una storta. Il fondo è sconnesso». «Per quanto riguarda la statua, sono senza parole – conclude Freschi – ma dovremmo cercare tutti di fare del nostro meglio, invece c’è un’ignoranza enorme. Mi piacerebbe vedere i genitori dare due “nocchini” a questo ragazzo». —
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