Il Tirreno

Livorno

la cerimonia dell’accensione 

«Ci vogliono ponti umanitari» Il vescovo contro il razzismo

Nicolò Cecioni
«Ci vogliono ponti umanitari» Il vescovo contro il razzismo

L’appello alla sinagoga: «Siamo tutti uguali e dobbiamo avere gli stessi diritti» Il vicepresidente della comunità ebraica ai giovani: «Pensate con la vostra testa»

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LIVORNO. «Siamo tutti uguali davanti a Dio e perciò tutti devono avere gli stessi diritti. L'Italia costruisca dei ponti umanitari per aiutare e accogliere chi scappa da guerre e persecuzioni. Dimostriamo con i fatti che certe cose non dovranno mai più accadere». Alla cerimonia di ieri mattina ha partecipato anche il vescovo di Livorno, Simone Giusti. Finita la celebrazione e gli interventi delle autorità, sono state accese 6 candele del candelabro a 9 braccia della sinagoga livornese e il capo della nostra diocesi ne ha accesa una. «Ripetete con me: Mai più» ha esordito al microfono Simone Giusti, rivolgendosi ai tanti alunni delle varie scuole di ordine e grado che hanno assistito alla Giornata della Memoria. «La tentazione di voler sopraffare gli altri è forte – ha poi chiuso Giusti – e per questo bisogna vegliare con attenzione. Nessuno ha il potere di togliere la vita agli altri, il male si insinua quando si inizia a credere di avere più diritto di altre persone». Tutta la comunità ebraica e molte altre personalità di spicco hanno apprezzato particolarmente il discorso del vescovo, che ha parlato dopo Soualo Doukoure, il ragazzo della Guinea che è arrivato a Livorno dopo essere scappato dal suo paese. Ed è stato particolarmente toccante sentire, una dopo l'altra tutte le varie testimonianze che si sono susseguite in piazza Benamozegh. Come quella di Guido Servi. Davanti a tutti i ragazzi, che in mano reggevano i cartelli con i nomi dei vari campi di sterminio nazisti da Auschwitz a Risiera di San Sabba, il vicepresidente della comunità ebraica livornese ha esortato i giovani a pensare sempre con la propria testa. «Non c'è futuro senza memoria – ha esordito Servi – e per questo la giornata di oggi non è una semplice ricorrenza fredda, ma una celebrazione attiva, sentita e forte. Ogni candela che stiamo per accendere, rappresenta un milione di ebrei che sono stati sterminati. In tutto sei milioni di speranze, di pensieri, di sogni, di passioni, spazzati via dall'atrocità nazista, una barbarie inspiegabile che bisogna evitare che si ripeta. E solo se ognuno di voi penserà con la propria testa, certe cose non succederanno più. Perciò siate svegli e cercate sempre la via della vita senza farvi accecare dai soldi e dall'egoismo».

Prima dell'accensione del candelabro, ha parlato anche Anna Ajello, della Comunità di Sant'Egidio. «La memoria che celebriamo oggi non è una memoria vuota, fine a se stessa. È una memoria carica di responsabilità che abbiamo verso il futuro. Ogni giorno dobbiamo fare del nostro meglio per resistere al male, cercando sempre il bene. In questi tempi in cui l'odio è tornato a fare la voce grossa, bisogna accendere la via della luce». Ed è proprio dopo queste parole che sono state accese le 6 candele.

Ad accendere la prima è stato Abrham, un bambino di colore che ha partecipato con la sua classe alla cerimonia. La dimostrazione che un futuro migliore è realmente possibile. —

Nicolò Cecioni

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di Redazione web