«Italiani o stranieri, l’ospedale non è la piazza dove si protesta»
Rossi scrive dopo la manifestazione della comunità senegalese «Sarà la magistratura a dire cosa è accaduto dopo la morte di Thiam»
LA LETTERA
Ecco la lettera aperta con cui dalle pagine del Tirreno il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi interviene in merito al botta e risposta che sulle nostre colonne ha avuto in via indiretta con Mbaye Diop, esponente di punta della comunità senegalese. Al centro dell’attenzione è la vicenda di Gore Thiam, morto a 59 anni all’ospedale di Livorno: un folto gruppo di senegalesi aveva invaso l’atrio dell’ospedale accusando l’Asl di non aver avvertito del decesso i familiari.
Caro direttore,
vorrei, attraverso il Tirreno, inviare un messaggio a tutti i cittadini per ribadire cosa penso dei fatti accaduti di recente nell’ospedale di Livorno e rispondere in particolare al presidente della comunità senegalese Mbaye Diop.
Come presidente della Regione Toscana ho il dovere di difendere i diritti di tutti i cittadini toscani, siano essi italiani o stranieri, senza alcuna differenza.
Sono tutte persone che quando si rivolgono alle strutture della nostra sanità hanno il diritto di ricevere le migliori cure. Su questo terreno non temiamo lezioni da nessuno. La sanità pubblica è la principale risorsa civile, sociale e di progresso che abbiamo in Italia e nella nostra regione.
È un bene di tutti, forse il più prezioso. Proprio per questo un ospedale non può mai essere teatro di proteste o processi sommari agli operatori sanitari; di gesti intollerabili che turbano la serenità dei pazienti. Questo vale per tutti. E deve essere chiaro a tutti.
Medici e operatori sanitari che hanno avuto in cura Gora Thiam dicono di aver fatto tutto il possibile per avvisare parenti e amici. Io non ho motivo di dubitarne perché conosco l’umanità e la professionalità del nostro personale sanitario.
In ogni caso, se si pensa di aver subito un torto o un’ingiustizia, la strada non potrà mai essere quella di entrare in ospedale e pretendere di raggiungere un reparto arbitrariamente per le vie brevi.
Siamo in uno stato di diritto e tutti i cittadini hanno a disposizione strumenti ordinari per interloquire con medici e infermieri e per far sentire le proprie ragioni nell’alveo della legalità.
Nelle strutture pubbliche però non sono ammesse aree di extraterritorialità né abusi. Anche per manifestare ci sono canali ordinari e luoghi deputati. Se necessario sarà la magistratura ad appurare cosa è accaduto dopo il decesso di Gora Thiam, a tutela dell’ospedale e della stessa comunità senegalese.
Chi pretende invece di farsi giustizia da solo o che l’atrio di un ospedale può trasformarsi a piacimento in pubblica piazza, sia esso italiano o senegalese, deve essere isolato e censurato. —
Enrico Rossi
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