Gioco
«Reddito di cittadinanza la cosa più sbagliata che si potesse fare»
PRATO. Nel 2018 è stato in viaggio, per lavoro, in totale 152 giorni. Alessio Marco Ranaldo, 32 anni, imprenditore di una delle più grandi aziende tessili pratesi e il più giovane presidente di Confindustria regionale toscana, prende un aereo in media ogni due giorni e mezzo. Vive con la valigia in mano. Dorme più in albergo che a casa. Appassionato di Maigret nel suo trolley non manca mai un libro, l’agenda e la rubrica. Tutto rigorosamente di carta. E scarpe da jogging.
La notte prima dell’intervista Ranaldo ha dormito ad Hannover, dove si trovava per la fiera del design e dell’arredamento Domotex. «La mattina cerco sempre di andare a correre. Ad Hannover ci sono piste ciclabili che non finiscono mai. E non si pensi che vengono utilizzate solo per il tempo libero: la mattina in Germania molti vanno a lavorare in bicicletta. Correndo pensavo che nessuno in questo paese si sognerebbe di chiedere strade, collegamenti ferroviari, aeroporti. Il fatto che ci siano infrastrutture efficienti è scontato».
Infrastrutture: l’argomento di cui nessun imprenditore dimentica di parlare durante un’intervista.
«I temi sono sempre i soliti perché più il tempo passa e più diventano attuali. Mantenendo i servizi che abbiamo per le imprese è difficile fare passi avanti. E non voglio riferirmi solo all’aeroporto, argomento in assoluto più dibattuto».
Quindi a cosa si riferisce?
«Strade e ferrovie, le chiediamo come se fossero oro. Hanno ragione in Germania, dovrebbero essere date per scontate. Come la possibilità di gestione i rifiuti. Ha senso doverli spedire fuori della Toscana o dall’Italia? Mi dica con questo livello e costi dei servizi come faccio a chiedere a Vignali (imprenditore tessile pratese titolare di un’azienda che rifinisce tessuti ndr) di essere competitivo se per lavorare paga i servizi più dei suoi colleghi europei? Affrontiamo di petto il tema dell’economia circolare e intanto risolviamo le urgenze».
Da cosa partiamo?
«Costruiamo gli impianti di smaltimento. Non sono il futuro? D’accordo, parliamone e progettiamo per il futuro altre soluzioni ma intanto non rimaniamo fermi a parlare per anni delle stesse cose senza fare nulla. Fuori da qui il mondo cambia. E va veloce».
Anni fa erano anche gli imprenditori stimolare le istituzioni e anche ad investire sul territorio. Penso agli acquedotti industriali. Ancora oggi garantiscono un vantaggio in tema di sostenibilità per le aziende toscane.
«Servirebbe più dialogo e smettere di pensare che chi ha un’azienda se ne frega di ciò che ha intorno. Se chiediamo una discarica o un inceneritore significa che serve e che è necessario. A volte sono necessarie anche soluzioni vecchie, se nuove non ce ne sono. Ripartiamo da qui: non siamo il male assoluto, siamo noi a dare lavoro. I tempi sono cambiati, i margini di reddito diminuiti e non è facile sostituirsi alle istituzioni negli investimenti. Ma ognuno in azienda fa già qualcosa».
Lei cosa fa?
«Noi ricicliamo – dai tempi di mio nonno – la moquette usata. La ritiriamo dalle fiere, la rilavoriamo e ci facciamo il materiale per l’interno delle auto. Non ci guadagniamo nulla a farlo ma ci sembra giusto. Mio nonno ci pensò, si inventò la macchina che lo faceva e se la costruì. Adesso non potremmo fare esattamente così ma questo non vuol dire che le aziende siano indisponibili a investire anche sul territorio».
Lei ha un ruolo in azienda ed è il presidente di Confindustria Toscana. In molti casi sono ancora i senior a gestire le aziende per non parlare delle associazioni…
«I giovani non hanno l’esperienza dei genitori ma dalla nostra abbiamo una maggiore capacità di muoversi nel mondo. Io ho studiato economia aziendale alla Bocconi, ho vissuto e lavorato in Cina. Ritengo che i giovani possono dare molto nelle nostre aziende. Ma in alcuni casi sono ancora gestite dai nonni…»
E nelle associazioni.
«Per me diventare presidente di Confindustria Toscana è stata un’opportunità enorme e sono contento di avere accettato. E’ chiaro che mi sono buttato nel mucchio e mi è servito un periodo di assestamento. Credo però di aver portato, diciamocelo, freschezza. Secondo me in questa fase storica abbiamo un’opportunità immensa: quella di stimolare il dibattito pubblico su temi importanti per l’impresa. Abbiamo il dovere morale di intervenire per evitare una deriva della cosa pubblica. Dobbiamo far nostri dei temi e battersi. Non abbiamo bisogno di voti e si deve lottare anche per temi che possono essere impopolari nel breve periodo ».
Qual è il tema a lei caro su cui sta lavorando?
«Per le piccole e medie aziende è centrale fare innovazione. Abbiamo creato un innovation hub: sei imprenditori, in rappresentanza delle territoriali, con lo scopo di creare consapevolezza e trasferire tutti i contatti e le informazioni necessarie».
In Toscana e in molte città si andrà al voto.
«Ecco, evitiamo campagne elettorali infinite di quelle come usa fare adesso in Italia. Sarebbe grave e dannoso per la nostra economia. Parliamo di temi concreti e poi diciamo anche quest’altra cosa: d’accordo a parlare di immigrazione ma non è l’unico argomento da affrontare. A livello nazionale sembra che tutto il resto sia in secondo piano».
Si parla anche del reddito di cittadinanza...
«La cosa più sbagliata che si potesse fare. L’organizzazione mi sembra complicatissima e ritengo che se quei soldi fossero stati destinati all’impresa o a formare chi non ha un lavoro per renderlo appetibile sul mercato si sarebbero creati davvero posti di lavoro. Mi va di dire chiaramente un’altra cosa: il rischio è rimandare i problemi a chi verrà dopo, con danni enormi per la nostra economia
Ha una bacchetta magica: cosa fa subito?
«Le infrastrutture. Solo quelle di cui in Toscana si parla almeno da 10 anni. Sarebbe già molto».
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