Gioco
«Più potere ai sindaci nei porti anche Toninelli è d’accordo»
Il viceministro Rixi coglie al balzo i dubbi di Bruxelles e vuol rivedere la riforma Delrio Niente privatizzazione delle Authority ma l’identikit giuridico potrebbe essere mutato
LIVORNO. A una settimana di distanza dal giorno in cui il viceministro Edoardo Rixi, plenipotenziario del vicepremier leghista Matteo Salvini sul “fronte del porto”, aveva chiamato a Roma i vertici tanto dell’Authority che della Capitaneria, più di un operatore del porto ieri mattina si immaginava che la nuova missione a Roma dell’ingegner Stefano Corsini, numero uno dell’Authority labronica, potesse preludere a chissà quale scossone in una vicenda sempre più ingarbugliata. Invece no, la sorpresa l’ha portata a casa l’altro livornese presente al conclave romano: il sindaco Filippo Nogarin. L’ha fatto giocando di sponda col ministro Danilo Toninelli che, per quanto si sia limitato alle battute di apertura della conferenza di coordinamento dei presidenti delle Autorità portuali, ha pur sempre in mano il dicastero delle infrastrutture ed è M5s come Nogarin.
Seduto all’estremità opposta del tavolo rispetto a Corsini, Nogarin – presente in qualità di coordinatore delle città portuali Anci – rivendica di aver registrato ieri «un'apertura importante da parte del ministro Toninelli sulla presenza dei sindaci all'interno dei comitati di gestione dei porti, una battaglia portata avanti da tempo dall'Anci». Idem «anche la parte riguardante l’urbanistica», aggiunge. Figurarsi che nelle prime bozze della riforma Delrio la pianificazione urbanistica decisa da un’Authority era talmente sovraordinata al Prg del Comune da correggerlo d’imperio…
È lla battaglia di Nogarin per veder riconosciuto ai sindaci un peso politico ben maggiore nelle scelte sulla portualità. Va in questo senso la guerra che il sindaco M5s in passato ha scatenato davanti al Tar per potersi mettersi a sedere di persona nel comitato di gestione di Palazzo Rosciano mentre Corsini glielo aveva negato perché la riforma Delrio vuole un consiglio d’amministrazione di tecnici: dunque, spazio al Comune sì ma con un esperto che abbia requisiti specifici, non con un politico in prima persona. Il legislatore però l’aveva fatto con un testo pasticciato: un valzer di carte bollate. Fino al correttivo porti, un decreto “ad personam” per escludere Nogarin (che intanto aveva continuato a andare alle sedute).
Ma nel menù dell’incontro romano, seguito passo passo nei dettagli tecnici da Rixi, c’era anche molto altro. A cominciare dalla volontà di semplificazione di normativa e procedure, emersa anche nel faccia a faccia con Corsini e Tarzia. E’ una richiesta che arriva anche dalle varie istituzioni portuali, dice il viceministro: «Affronteremo nei tavoli tecnici le possibili azioni di semplificazione normativa e il tema dei presunti aiuti di Stato sollevati dalla Commissione Europea, per evitare una tassazione che sarebbe insensata». Qui il riferimento è alla bega che contrappone l’Italia al modello nordeuropeo e rischia di far pagare allo Stato (in veste di Authority) tasse da versare nelle casse dello Stato.
Questa spinta da Bruxelles offre comunque al governo gialloverde l’occasione per riformare la “riforma della riforma” e lasciare la propria impronta sulla gestione delle banchine. Il “Fatto Quotidiano” aveva accusato ieri la Lega di voler privatizzare i porti: Rixi ha respinto l’ipotesi, i porti restano sotto controllo pubblico. «La natura pubblica delle autorità portuali non è in discussione», ha detto. Ma aggiungendo un inciso («al di là della forma giuridica») che non chiude la porta a una riorganizzazione in società per azioni magari affidate a realtà pubbliche (gli enti locali?). —
Mauro Zucchelli
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