Gioco
Maxi frode fiscale, chiesti quattro anni e mezzo per l’ex patron della Labronica
Maurizio Bianchi è accusato di essere a capo di un’associazione per delinquere che in sette anni ha prodotto 60 milioni di fatture false e aveva il quartier generale in via Pera
LIVORNO. Maurizio Bianchi, l’ex Re Mida della pallacanestro livornese arrestato per una maxi fronde fiscale nel febbraio di due anni fa, ha preferito restare lontano dal Tribunale. Così l’ex patron della Labronica Basket, 52 anni, non ha ascoltato - martedì 22 gennaio - la pubblico ministero Sabrina Carmazzi spiegare nella requisitoria come – secondo la Procura – fosse lui a capo dell’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale che negli anni tra il 2010 e il 2017, ha ideato un sistema capace, attraverso società fantasma (cartiere), di produrre sessanta milioni di fatture false per un danno all’Erario di quasi cinque milioni. Un fiume di materiale tecnologico che correva tra Livorno, Bolzano, la Francia e la Germania e su cui il cerchio magico lucrava, attraverso società fantasma come la Otg Italia, la KS Sas e la FB, tra il cinque e il sei per cento, beffando così l’Erario.
La magistrato nei confronti di Bianchi, che con altri cinque indagati ha scelto la strada del rito abbreviato, ha chiesto una condanna a quattro anni e mezzo di reclusione. Sei mesi in meno per Enrico Monzani, 59 anni, considerato il braccio operativo dell’organizzazione che gestiva tutto il meccanismo da via Pera, sede anche della società di pallacanestro i cui vertici sono rimasti coinvolti nell’indagine.
Come accaduto per il consigliere Federico Bernini, 44 anni, rappresentante legale della Ks Sas dal maggio 2008 al luglio 2011 e amministratore della ditta FB, che come le altre società aveva sede effettiva proprio in via Pera. Sia per Bernini che per Michele Filippi, 50, quest’ultimo vice presidente della società di basket e titolare della ditta individuale “Filippi Michele Alabyte”, nella sua qualità di amministratore di fatto dal luglio 2015 della Otg e della FB, la pubblico ministero ha chiesto un anno e mezzo di reclusione.
Per Niki Kowalczyk, 36, amministratore delegato della Newpizel 24 srl di Bolzano la richiesta è stata di tre anni di reclusione, un anno in meno per Patrik Chiodo, 36, anche lui bolzanino, e socio della stessa società che vendeva prodotti tecnologici on-line all’estero dopo averli acquistati sottocosto dalle società legate a Bianchi.
Due invece le richieste di rinvio a giudizio chieste dall’accusa: Emilia Mele, 76, rappresentante legale della Vitros Trading spa e ol commercialista Massimiliano Pacini, 54, titolare dell’omonimo studio a Ponsacco. Nei suoi confronti l’accusa, in qualità «di tenutario delle scritture contabili delle società» finite al centro dell’indagine, è solo quella – in concorso con Bianchi – di sei episodi di omessa dichiarazione e dichiarazione infedele. In pratica – secondo gli investigatori il professionista al fine di evadere le imposte sui redditi avrebbe dichiarato elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo».
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