Il Tirreno

Livorno

Cento senegalesi protestano in ospedale: "Seppellito un nostro connazionale senza avvertire la famiglia della morte"

di Giulio Corsi
Cento senegalesi protestano in ospedale: "Seppellito un nostro connazionale senza avvertire la famiglia della morte"

L'uomo è morto il martedì a malattie infettive e il venerdì la salma è stata tumulata senza che né i familiari né gli amici né il consolato fossero stati informati del decesso. "Ora sia disseppellito". Ma l'Asl replica: "Abbiamo tentato più volte di contattare i parenti ma nessuno ha mai risposto".

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LIVORNO. Cento cittadini senegalesi si sono presentati questa mattina nell’atrio dell’ospedale per manifestare la loro rabbia di fronte a quello che il presidente di una delle loro comunità Mbaye Diop ha definito una “violazione dei diritti umani”.

La protesta nasce dalla morte di Gora Thiam, un senegalese di 59 anni, residente a Livorno da 28 anni, con regolare permesso di soggiorno. Thiam è morto il 15 gennaio al nono padiglione, nel reparto di malattie infettive. Stava male da tempo. “Nessuno però dall’ospedale ha avvertito del decesso i familiari, né la comunità senegalese, né il consolato senegalese di Livorno”, accusano i connazionali. L’uomo è stato prima alla camera mortuaria poi è stato trasferito al cimitero dei Lupi e il quarto giorno, venerdì 19 secondo la ricostruzione della comunità senegalese, è stato sepolto.

Gli amici hanno scoperto della sua morte solo domenica scorsa. "Dopo aver chiesto più volte informazioni al reparto senza mai avere risposte, abbiamo fatto irruzione al nono padiglione pretendendo di sapere come stava il nostro connazionale. A quel punto ci hanno detto che era morto”, racconta Diop.

La comunità senegalese chiede che la salma di Thiam sia estumulata. “Quello non è il suo posto, lui è senegalese, è musulmano, ha i suoi diritti anche di scegliere come e dove essere sepolto. Noi pretendiamo che vengano rispettati”, sottolinea Diop.

I rappresentanti della comunità senegalese hanno incontrato il direttore dell’ospedale Luca Carneglia che ha garantito un’indagine interna per capire cosa è accaduto al momento del decesso e se siano state seguite le procedure previste.

Con una nota nel primo pomeriggio l'Asl ha spiegato che "l’uomo è stato ricoverato per circa 5 mesi nel reparto di Malattie Infettive dove ha ricevuto tutte le cure necessarie alla gestione di una patologia con prognosi infausta e in fase avanzata che, alla fine, ha avuto il sopravvento. Come previsto dalle procedure in questi casi, il personale del reparto ha chiamato, come si potrà evidenziare a seguito di riscontri tecnici, i numeri segnalati dal paziente in cartelle clinica che sono gli unici autorizzati ad essere informati sulla sua situazione clinica. Dai due cellulari indicati dal paziente non è però arrivata alcuna risposta nonostante sia stato lasciato anche un messaggio nella segreteria telefonica".

"La salma - continua la nota dell'azienda sanitaria -, come avviene in caso di decessi ospedalieri, è stata successivamente trasferita alla morgue. Qui vi è rimasta per le 48 ore indicate per la presentazione dei familiari. Trascorso senza esito questo tempo è stato successivamente contattato il servizio di polizia mortuaria per il trasferimento al cimitero comunale".

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