Gioco
Anfore millenarie tenute in salotto La Finanza denuncia tre livornesi
Ora dovranno rispondere di “impossessamento illecito” L’esperto: «Bisogna avvertire sempre la Soprintendenza»
Le tenevano nel salotto della loro casa sul lungomare, e ormai erano diventate parte dell'arredamento. E come tali venivano trattate, pur con l'accortezza che si riserva agli oggetti che ormai fanno parte della famiglia da generazioni.
Ma quelle non erano le sedie a cui era la nonna era tanto affezionata, né le pipe della collezione del trisavolo, bensì due anfore dal valore inestimabile (nel senso che, data l'antichità, non si può attribuire a esse un prezzo preciso) risalenti al primo secolo avanti Cristo.
Veri e propri elementi di patrimonio archeologico, proprietà dello Stato, che i “finanzieri di mare” del Roan (Reparto operativo aeronavale) al comando del maggiore Maurizio De Pierno hanno recuperato nei giorni scorsi.
I militari hanno anche denunciato in concorso i tre possessori, tre cittadini livornesi, per “impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato” e “violazione in materia di ricerche archeologiche”. Fattispecie scelte, spiegano dal comando sugli scali Della Darsena, per mitigare l'accusa: i tre livornesi non sarebbero infatti “predoni del mare”, ma semplicemente avrebbero ereditato i reperti da qualche parente che li aveva accumulati nel secolo scorso.
parla l’esperto
«Magari raccogliendoli in mare (o a terra) quando il controllo sul demanio era meno stringente», spiega Sergio Bargagliotti, ex archeologo subacqueo per le Soprintendenze archeologiche di tutta Italia: «Quando si è diffusa l'attività sportiva subacquea, negli anni Settanta, – afferma – in special modo sotto costa si sono moltiplicate le segnalazioni di ritrovamenti, ma anche le spoliazioni di relitti e siti archeologici sommersi». E con esse il vizietto di molti cacciatori dilettanti di reliquie, che si portavano a casa il “ricordino” di un’immersione particolarmente fruttuosa.
alt alle tentazioni
«L’unico caso in cui al cittadino comune è consentito asportare manufatti di valore archeologico è quando chi li ritrova dimostra che gli stessi sono a rischio di furto o distruzione, ma anche in quella circostanza bisogna avvertire subito le autorità competenti», continua Bargagliotti: «In tutte le altre situazioni è vietato toccare i reperti, perché il contesto in cui giacciono può contenere preziose informazioni storiche».
Ma chi trovasse, non in salotto, ma magari in cantina, appunto, il “ricordino”?
«Bisogna allertare la sovrintendenza, che provvede a censire il pezzo. Esiste anche l’eventualità – viene sottolineato – che lo stesso venga lasciato temporaneamente in deposito al possessore, il quale tuttavia non può disporne liberamente perché si tratta sempre di proprietà dello Stato» precisa ancora Bargagliotti. Una possibilità della quale i tre livornesi, dopo la denuncia della guardia di finanza, arrivata dopo un’attività d’indagine, non potranno più usufruire.
le due anfore
Le due anfore, una “Dressel 1” e una “greco-italica”, utilizzate in antichità per il trasporto di grano, vino, olio ed altre merci a bordo di navi da carico lungo le rotte commerciali del “Mare Nostrum”, erano in casa insieme a un corredo funebre costituito da un piatto in terra sigillata, un bicchiere a pareti sottili, due olle di impasto, una brocca grande ed una più piccola con parete superiore nera-rossastra.
I finanzieri di mare hanno trovato tutti i reperti in ottimo stato di conservazione.
Dopo qualche centinaio di secoli trascorso sott’acqua e qualche decina d’anni passata all’asciutto in salotto, adesso sono stati sistemati all’interno del comando del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza in attesa che la Soprintendenza dei beni archeologici competente per il nostro territorio decida per essi una nuova e più idonea collocazione: magari, tanto per fare un esempio, in una teca di uno dei musei della città.—
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