Il Tirreno

Livorno

Sei milioni di euro di debiti, fallite le società di costruzione Bottoni

di Federico Lazzotti
Sei milioni di euro di debiti, fallite le società di costruzione Bottoni

A venti giorni l’una dall’altra il giudice ha dichiarato il crac: persi 14 posti di lavoro. Si tratta delle imprese che hanno costruito parte della città negli ultimi anni

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LIVORNO. In ventidue giorni, tra il 29 ottobre e il 20 novembre scorso, il tribunale civile di Livorno ha dichiarato il fallimento delle due imprese edili legate alla famiglia Bottoni.. A cominciare dalla Fratelli Bottoni srl dove l’amministratore unico è Piero Bottoni, 67 anni, conosciutissimo sia per il suo ruolo di imprenditore che per quello di ex presidente del basket femminile che ha portato fino alle serie A. La società era controllata al 100% dalla Bottoni Costruzione – la seconda per cui è stato dichiarato il crac – e al vertice di questa risulta il cugino Giovanni, 61 anni, che ha il 50% delle quote azionarie mentre l’altra metà è nella mani dello stesso Piero che nella visura camerale compare come direttore tecnico.

Le imprese (la prima della famiglia Bottoni è stata aperta il 6 aprile del 1970), tra la fine degli anni Ottanta e il Duemila sono state protagoniste di alcune delle maggiori operazioni immobiliari avvenute in città e non solo: i palazzi nella zona delle Terme del Corallo, l’Ex Peroni, il villaggio Solidago al Calambrone, ma anche le ville costruite tra Quercianella e la zona di Montenero, compreso la controversa vicenda dell’Aula Mariana. Una missione che compare anche nell’oggetto sociale. «L’acquisto – si legge – la vendita, la permuta, la edificazione, la ristrutturazione di immobili rustici ed urbani, la loro gestione e manutenzione».

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Ecco perché con la scomparsa dal panorama imprenditoriale di queste imprese si chiude, in buona parte, anche un’epoca segnata da una città in espansione dove costruire voleva dire arricchirsi dentro a quella bolla immobiliare che si è sgonfiata negli ultimi dieci anni. Il giudice fallimentare Massimo Orlando per entrambe le imprese ha nominato un curatore fallimentare (Michele Lorenzini e Dario Laucci) che si dovrà occupare di recuperare il più possibile da ciò che è rimasto nelle casse delle società per cercare di soddisfare le richieste dei creditori.

«Il passivo verso terzi – spiega l’avvocato Sergio Russo, che per la famiglia Bottoni ha seguito entrambe le pratiche – è di 1,5 milioni di euro per quello che riguarda la Fratelli Bottoni srl, e di 4, 3 milioni di euro per la Bottoni Costruzioni». Per le ditte quello che si è consumato alla fine del 2018 è stato un lungo calvario, figlio anche della crisi che aveva portato all’inizio dell’anno scorso a chiedere il concordato preventivo in continuità. Un ultimo tentativo disperato per salvarsi. «Quando ci siamo accorti che non sarebbe stato possibile rientrare – va avanti il legale – abbiamo deciso di chiedere in modo autonomo il fallimento prima che altri lo chiedessero». Quattordici i dipendenti che hanno perso il lavoro dopo il crac delle società e che devono ancora riscuotere le ultime mensilità e la liquidazione. Mentre ora è in bilico anche l’immobiliare legata alla stessa famiglia Bottoni.
 

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