Gioco
Crac Bottoni, il rammarico di Piero: «Dovevo mollare prima, mi spiace per i fornitori»
Livorno, il costruttore racconta come le sue società siano arrivate al fallimento: "Le case non le vuole più nessuno e costruirle costa più di quanto valgono"
LIVORNO. Piero Bottoni, 67 anni, è abituato a rimboccarsi le maniche. Anzi. È sempre stato uno dei suoi tic anche nei momenti più floridi, quelli sull’onda del successo dentro alla bolla del mattone: arrivava sui cantieri o alle partite di basket in giacca e cravatta e dopo due minuti lo trovavi con la camicia arrotolata. Ecco perché anche nei giorni più dolorosi della sua vita professionale, nonostante l’amarezza per il fallimento, non si perde d’animo e ci mette la faccia. «Pensavo che mi avreste chiamato prima – dice al telefono – Come sto? È ovvio che sono deluso – spiega – anche perché quelle imprese erano la nostra vita. Ma spero di poter ripartire. Con il senno di poi avrei dovuto mollare prima, invece ho resistito fino all’impossibile e questo è il risultato».
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Sei milioni di euro di debiti sono una bella cifra.
«Più che per me, mi dispiace proprio per i fornitori che ho lasciato nel bottino e per le persone che per tanti anni hanno lavorato con noi: spero vivamente che riescano a recuperare dall’Inps la liquidazione».
Lei aveva un impero immobiliare, come è stato possibile arrivare al fallimento?
«La crisi del mattone è iniziata undici anni fa e a mio parere sarà ancora lunga. E di imprese che salteranno ce ne sono state molte e ce ne saranno ancora. Ormai le case non le vuole più nessuno. O meglio: si costruiscono immobili che valgono sul mercato meno di quello che costano. E poi ci sono altri due aspetti...».
Mi dica.
«Quando abbiamo costruito l’ex Peroni dopo sei mesi avevamo venduto il 70% degli appartamenti. Adesso quando vendi una casa al massimo ti danno 15 mila euro e tutto il resto con il mutuo. Così per un costruttore è dura».
E l’altro?
«Negli appalti pubblici prima c’erano tre o quattro concorrenti in città, ora ce ne sono quaranta e vengono da mezzo mondo. In questo modo le medie imprese tendono a sparire perché i colossi hanno la meglio».
Con il crac delle sue società sembra chiudersi un epoca...
«Forse sì. Restano comunque le buone cose che abbiamo fatto in questi anni e la soddisfazione di chi ha comprato casa da noi».
E il futuro?
«Lo vedo buio per una città che non produce ricchezza. Però a livello personale credo di non essere un improvviso e di avere le capacità per rimettermi in carreggiata». —
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