Il Tirreno

Livorno

Il parcheggiatore rapinato: «Il mio aggressore è libero, abbiamo paura che torni»

Matteo Scardigli
Il parcheggiatore rapinato: «Il mio aggressore è libero, abbiamo paura che torni»

Livorno, lo sfogo Gabriele Di Lieto: «Avevo pensato di prendere un’arma, ma per ora mi difenderò con lo spray al peperoncino» 

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LIVORNO. «Dopo quello che è successo ci sto pensando, ma un’arma in tasca cambia il modo in cui si affrontano le situazioni. E poi da qui passano sempre tanti bambini». Gabriele Di Lieto mercoledì 16 gennaio è tornato regolarmente al lavoro, ma non si sente libero. Libero come invece è l'uomo che martedì lo ha aggredito e rapinato, e non è stato arrestato.

«“Non c'è flagranza di reato”, quando ho letto sul Tirreno che la persona che mi ha minacciato e picchiato e portato via i soldi non era stato arrestata non ci potevo credere. Non mi aspettavo che sparisse nel nulla da un giorno all’altro, però… anche se non mi sento di criticare il lavoro delle forze dell’ordine sono deluso, questo sistema non funziona», inizia a raccontare, e poi si sfoga: «Mentre mi puntava la pistola al fianco sinistro e quando mi ha colpito in testa con il calcio dell’arma io cercavo di prendere tempo, di portarlo nel campo visivo delle telecamere di sorveglianza (che ho messo io alcuni mesi fa a mie spese, e i cui filmati ho fornito alle forze dell'ordine). Poi sono andato in questura, dove ho passato una giornata per identificarlo. Ma cos'altro deve fare un cittadino?».

Di Lieto è tornato al lavoro, insieme alla moglie Monica e al figlio Valerio. Dalle 8 alle 20, con la pioggia o con il sole, la sua presenza è una certezza per gli abitanti del quartiere (sono in molti gli abbonati che lasciano da lui l'auto per la notte) e per chi frequenta la zona: tanti genitori dei piccoli iscritti al Sacro Cuore posteggiano la macchina da lui, così come tanti lavoratori del centro, che da via Roma “tagliano” attraverso una stradina che si insinua tra i palazzi e sfocia in via Cecconi proprio di fronte al parcheggio. Di Lieto ha il posteggio in gestione da circa 20 anni, dopo aver maturato una lunga esperienza all’Odeon prima della gestione Spil una volta arrivato a Livorno dalla provincia Ravello (paese sulla costiera amalfitana) negli anni ’80.

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Trovare lui è facile «ma questa persona abita poco lontano da qui (come aveva scritto Il Tirreno) e ancora oggi io non so se è tornata a casa, se quella sera aveva con sé una pistola giocattolo e se la polizia ha ritrovato i soldi, e soprattutto se e quanto tempo passerà prima che quest’uomo vada in carcere; se mai ci andrà», confida ancora Di Lieto: «So bene chi è, l’avevo già visto in città e più volte qui nei dintorni. E se poi tornasse?».

I clienti abituali di Di Lieto, i suoi fratelli, nessuno di loro pensava che una cosa del genere sarebbe mai potuta capitargli, e tutti gli si sono stretti intorno. Ma la loro vicinanza non basta a restituire la serenità a lui e alla sua famiglia. «In qualsiasi momento quell’uomo può affacciarsi a quel cancello, magari in compagnia di qualcuno. Da allora, specialmente quando fa buio, facciamo in modo che qui siamo almeno in due persone. Ma io che faccio se sono da solo? Siamo spaventati», racconta ancora. E poi confessa: «Ho pensato, non lo nascondo, di prendere il porto d'armi, anche se le pistole non mi sono mai piaciute. Ho chiesto ai vigilantes di passare più spesso, e in definitiva ho deciso di ripiegare sullo spray al peperoncino. Anche perché – conclude Di Lieto – ogni giorno all’orario di uscita da scuola vengono qui tantissimi bambini con i genitori, e in momenti come quelli che ho passato l’altra sera non si sa mai se si ha il tempo di reagire, né come. E indietro non si torna».
 

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di Redazione web