Il Tirreno

Livorno

Cup, la rabbia degli utenti: «Macchinette guaste da mesi»

Flavio Lombardi

Un’altra mattinata di caos al poliambulatorio di viale Alfieri C’è chi è costretto a tornare due volte e chi va dal privato

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Un’altra mattina di caos al poliambulatorio. Una sola macchinetta “Tu Passi” funzionante. Gente in coda anche sul marciapiedi del padiglione 24. Costretta a fare la fila per prendere il numerino di un’altra fila (quella allo sportello) che poi dà accesso ad un’altra fila (quella al prelievo). Per tutta la mattina la sala di attesa è piena. Un’addetta dell’Asl si prodiga per aiutare gli utenti al “Tu Passi” e provare ad accelerare le operazioni. Poi a lei si aggiunge un’altra addetta. Ad un certo punto viene divisa la fila, fra chi deve fare una prenotazione e chi deve solo confermare la presenza. Ma tutti devono comunque passare da quell’unico “Tu Passi” in funzione: gli altri sono fuori uso.

Qualcuno ci scherza su e lo ribattezza “Tu un passi, ritorna domani” cercando di esorcizzare la rassegnazione. L’affluenza aumenta, minuto dopo minuto. L’abnegazione degli addetti è da medaglia, ma l’organizzazione generale comunque zoppica.

Angiolo Volandri è arrivato per la prenotazione di una visita oculistica. Ormai, lui, è esperto: «Solitamente, prendo il numero per un giorno successivo. È l’unica maniera per sopravvivere in questa giungla. Certo, si aspetta sempre, ma così, un po’ meno. In un’oretta, me la levo, ma devo comunque venire due volte».

Carla Bacci è arrabbiata: «Ho necessità di fare delle analisi. Ma è la quarta volta che vengo ed è tutta una fila. Prima la fai per il numero, poi per il prelievo, poi per ritirare il risultato. Ecco, non riesco a ritirare la risposta. Ogni giorno c’è da sopportare un’attesa incredibile. Non ho più vent’anni e la cosa non è piacevole. Talvolta, mi verrebbe voglia di fare come mio marito. Lui, preferisce andare in laboratori privati. Arriva, aspetta poco e in breve tempo ha quello che serve. Siamo una famiglia di operai, sarebbe bello sentirsi più coccolati dal servizio pubblico. Ed invece, si deve avere anche tanta pazienza…».

Simone De Vanni da sei mesi è un affezionato del poliambulatorio: «Da tre totem siamo passati a due, poi a uno. Devo ritirare le analisi del sangue di mia madre almeno una volta ogni 15 giorni. Di “Tu Passi” ne occorrerebbero almeno un paio. Uno per le prenotazioni, uno per le altre attività. Il lavoro delle infermiere è lodevole, ma non basta…».

Gianni Zanazzi, volto noto nell’ambiente del Csi, il Centro Sportivo Italiano di cui è presidente, ha appena espletato la procedura per prenotare delle analisi: «Vengo ogni sei mesi, ma una situazione come questa, non l’avevo mai riscontrata prima. Una sola macchinetta crea un affollamento che non è normale».

Fulvio Ferrari, uno dei gemelli “Torrone” ai tempi d’oro del dualismo PL-Libertas, volontario Svs da una vita, è in colonna: «Due volte alla settimana sono qui per mio padre: sono mesi che è un calvario». Franco Nacarlo aspetta con rassegnazione il proprio turno: «Vengo ogni tre mesi, rispetto al passato il disservizio è palese». Fioralba Berretta deve fare un prelievo e prendere appuntamento per un holter. «Tre mesi fa mi hanno operata al cuore, sono spesso qui per controlli: non bisogna avere fretta sennò è peggio».

Per Filomena Papa è un’Odissea. «Tutti, in famiglia, purtroppo, abbiamo necessità di venire qui. Costringere tutti in una unica coda, è frustrante». Emilano Sartori, sindacalista di Funzione Pubblica Cgil è invece presente per vedere cosa stia accadendo dopo aver letto l’articolo del Tirreno che denunciava il caos: «Meno male che infermieri e personale Cup sono bravi e a volte restano più del dovuto. Il disservizio è da imputare all’Asl». Paola Bufalini è serafica: «Qui è sempre un caos». —



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