Gioco
«Alt all’intolleranza del potere» I cattolici scendono in campo
Un prete e un diacono, poi prof, ex consiglieri e laici impegnati nella Chiesa firmano un documento per difendere i diritti dalla deriva sovranista
LIVORNO. «Come cristiani e cittadini ci sentiamo interpellati e non possiamo rimanere muti di fronte a ripetuti atteggiamenti di intolleranza che esprimono un sentimento che va crescendo nel sentire comune, avallato e legittimato dall’azione e dalle parole di esponenti di spicco della politica nazionale». Parte da qui il documento firmato da una cinquantina di esponenti del mondo cattolico più “aperturista” e vicino alle posizioni di papa Francesco e del solidarismo ecclesiale: come il prete don Raffaello Schiavone, il diacono Fulvio Falleni, i costituzionalisti Francesco Dal Canto e Emanuele Rossi, l’ex assessore Roberto Pini e gli ex consiglieri comunali e provinciali Paolo Fenzi, Luano Fattorini, Giovanni Cariddi Graziani, Alessandro Latorraca, l’ex direttore Caritas Mauro Nobili e altri.
Il documento arriva proprio mentre da più parti nel mondo cattolico si moltiplicano in varie città i segnali di voglia di impegno in prima persona.
«A tutte le persone di buona volontà, a noi cristiani e a tutta la Chiesa di cui siamo parte, spetta - ora più di prima - la responsabilità di esprimere relazioni gratuite, forti e durature di fronte alla diffusione di atteggiamenti ispirati a paura, chiusura, difesa di un’identità ritenuta immobile e che comunque esclude chi sta fuori di essa”, viene sottolineato nel testo invitando a mettere in campo un antidoto che è “la parola speranza”». Da lì si deve ripartire, cioè dall’idea – viene ribadito – che «non vi è altra via possibile per la convivenza civile che quella segnata da rispetto reciproco, corresponsabilità di diritti e doveri, accoglienza per chi è più in difficoltà». E la politica, che compito ha? «Alimentare e sostenere questa prospettiva, aprendo a un futuro che, suscitando attese e progettualità, renda più bello e più giusto il vivere l’oggi».
I firmatari si impegnano, «per quanto nelle nostre possibilità», perché anche «la Chiesa che è in Livorno contribuisca a realizzare questa prospettiva».
Non si può dire che non sia esplicito il bersaglio: viene citato il nome del vicepremier Matteo Salvini riportandone la risposta alla conferenza dei vescovi («abbiamo già dato e ora ci occupiamo degli italiani») e contestandone l’atteggiamento per cui la Chiesa delle parrocchie è dalla sua parte mentre il Vaticano è lontano dalla vita reale. Ecco che la lettera aperta di questo gruppo insiste su una affermazione della Corte Costituzionale: «I diritti che la Costituzione proclama inviolabili spettano ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani».
Al tempo stesso, si dichiara di non riconoscersi «nel continuo richiamo al rapporto esclusivo fra chi detiene il potere ed il “popolo” genericamente inteso».
«Un governo dove si attiva un rapporto diretto stato-individuo – viene ribadito – evidenzia sempre di più la crisi profonda dell’idea di società che appartiene alla nostra storia, e che l’articolo 2 della nostra Costituzione ha sancito: senza la mediazione dei corpi intermedi i diritti inviolabili non vengono né riconosciuti né garantiti, perché “non c’è uomo più violabile e violato dell’uomo isolato e solo”». —
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