Il Tirreno

Livorno

Posteggiatore rapinato, l’ultima minaccia :«Non seguirmi sennò ti sparo»

Livorno, Gabriele Di Lieto racconta quei secondi di terrore: «Senza cappello mi avrebbe aperto il cranio» 

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LIVORNO. «Non mi seguire, sennò ti sparo». Sono le 20 di martedì nel parcheggio di via Cecconi di proprietà di Riccardo Rossato, gestito dal 53enne Gabriele Di Lieto. Il posteggiatore ha una ferita alla testa. È sotto choc. «Mi ha detto di non fare scherzi. Di non provare ad andargli dietro perché mi avrebbe piantato un proiettile in corpo. Quando se n’è andato, sono entrato nella roulotte in cui ho allestito il mio ufficio e ho chiamato la polizia. Mi hanno accompagnato al pronto soccorso. Mi sanguinava la testa. Se non avessi avuto il cappello di lana in testa, con quel colpo mi avrebbe aperto il cranio», racconta Di Lieto.

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Il giorno dopo il posteggiatore è ancora turbato. «In vent’anni che sono qui non mi era mai capitata una cosa del genere - dice al Tirreno -. In quei secondi interminabili ho pensato anche di scappare, ma poi mi sono detto: e dove vado? E se mi spara davvero? Mi sono sentito indifeso, in balia di una situazione imprevedibile e ingestibile. Solo».

Di Lieto riavvolge il nastro e racconta istante per istante quella serata da incubo. «Quell’uomo l’avevo già visto in giro, è una faccia conosciuta. Si è presentato al parcheggio all’ora di chiusura, mi ha chiesto informazioni sui prezzi degli abbonamenti. Mi guardava in modo strano, scrutava intorno. Mi sono chiesto che elemento fosse ma non avrei pensato che fosse un rapinatore. E invece, andata via l’ultima macchina, ha visto che non c’era più nessuno e ha tirato fuori la pistola dalla tasca. Quando mi ha chiesto l’incasso l’ho guardato e gli ho detto: “Ma stai scherzando?”. Lui allora mi ha preso per il collo e mi ha spinto in mezzo al piazzale, cercavo di allontanarmi, ma mi ha seguito, mi stava addosso. Poi con il manico della pistola mi ha dato una botta in testa. “Non scherzo”, ripeteva. Allora gli ho risposto che gli avrei dato i soldi. Ho aperto il marsupio e gli ho dato un mazzettino di banconote. Lui ne voleva altre, gli ho detto che avevo solo monete. Allora se n’è andato, avvertendomi di non seguirlo, sennò mi avrebbe sparato».
 

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di Redazione web