Il Tirreno

Livorno

L’anziano picchiato e rapinato in casa: «Mi tappava la bocca, pensavo di morire»

Federico Lazzotti
L’anziano picchiato e rapinato in casa: «Mi tappava la bocca, pensavo di morire»

Livorno, il giorno dopo il colpo avvenuto in via Calzabigi parla la vittima: «Appena sono entrato mi hanno aggredito». E spunta il giallo della cassaforte  

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LIVORNO. «Appena sono entrato in casa uno dei rapinatori mi è saltato addosso. Si è lanciato su di me come una catapulta, mentre sentivo l’altro, in cucina, che provava ad aprire la cassaforte con un frullino. Un secondo dopo mi sono ritrovato nella stanza accanto, sdraiato, con lui sopra: mi tappava la bocca con una mano per non farmi urlare ma non riuscivo a respirare, ho pensato di morire. Non so quanto tempo sono rimasto steso sul pavimento. A me è sembrata un’eternità. L’ultima cosa che ricordo è il cazzotto che mi ha dato, dall’alto verso il basso, prima di andare via e chiudermi dentro l’appartamento».

Via Calzabigi, ultimo piano di un palazzo signorile in pieno centro: portiere, pavimenti in marmo e profumo di scale appena pulite. Sull’uscio dell’appartamento il fabbro sta cambiando la serratura, mentre la vittima della rapina avvenuta intorno alle 10,30 di martedì 15 gennaio racconta quei momenti di terrore a patto che non venga fatto il suo nome. Accanto a lui una delle figlie riordina le ultime cose messe a soqquadro dai ladri.

«Il martedì e il giovedì – va avanti l’anziano, 89 anni e un passato di manager in una grande azienda – vado in palestra mentre gli altri giorni esco più tardi perché sono a pranzo dall’altra mia figlia. Secondo me i rapinatori sono entrati perché erano convinti che non ci fossi, forse nei giorni precedenti mi hanno seguito per conoscere le mie abitudini». Che qualcosa non andasse per il verso giusto l’anziano si è accorto appena ha messo la chiave nella toppa. «Ricordavo bene di aver dato due mandate prima di uscire, invece la porta si è aperta subito. Con il senno di poi avrei potuto non aprire, chiudere i ladri dentro e chiamare aiuto». Invece, un attimo dopo aver messo piede in corridoio, è stato aggredito. Sulla mano e sotto l’occhio destro i segni dei colpi incassati.

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«Stanotte – ammette – non ho dormito. Ho pensato a due cose: perché hanno scelto di rubare proprio in questa casa e che alla fine mi è andata bene perché hanno portato via poche cose». Nella denuncia fatta ai carabinieri che stanno cercando di risalire agli autori, si parla di cento euro in contanti, una penna placcata in oro, una catenina e la fede che l’uomo portava all’anulare e che gli è stata sfilata.

«La mia salvezza – prosegue – è stata quella di avere il cellulare in tasca. Quando il rapinatore mi è saltato addosso e mi ha buttato sul pavimento per fortuna il telefono non è caduto, altrimenti lo avrebbero preso e quando sono usciti chiudendomi dentro io non avrei potuto chiedere aiuto». Dei rapinatori l’uomo ricorda poco. «Erano almeno due: quello che mi ha aggredito era giovane, forse straniero, mentre il complice che ha cercato di aprire la cassaforte neanche l’ho visto in faccia».

Proprio la cassaforte è uno degli elementi più controversi di questa vicenda che gli investigatori stanno cercando di risolvere. Anche perché, almeno per adesso non si è fatto avanti nessun testimone e in quella zona non ci sarebbero telecamere. «Nemmeno io – ammette l’uomo – sapevo della sua esistenza». Evidentemente lo sapevano i rapinatori visto che avevano portato con sé un frullino per aprire la cassaforte e prima di trovarla dietro a un quadro in cucina l’hanno cercata in tutta la casa.

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di Redazione web