Gioco
«Mussolini è morto cosa volete togliergli? La cittadinanza revocata è soltanto propaganda»
Livorno, Elisa Amato (Forza Italia) si alza dall’aula e non vota l’atto sul Duce: «Il mio no alla strada a Che Guevara era diverso: non era degno»
LIVORNO. Elisa Amato, capogruppo di Forza Italia: perché in prima commissione si è alzata e non ha partecipato al voto per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini?
«Sono andata via perché avevo una visita medica».
Ci vuol dire che non è stata una scelta politica e che sarebbe voluta rimanere in aula per votare?
«Se non avessi avuto questo impegno sarei rimasta ma non avrei votato. Come non voterò nel consiglio comunale di giovedì (domani, ndr)».
Pensa che il Duce debba continuare ad essere cittadino onorario di Livorno?
«Io penso che abbiamo cose più importanti da discutere. Era un argomento che non si doveva trattare per niente».
Ma la storia ha una grande importanza...
«Non è questione di storia. Mussolini è morto: chi muore decade dalle onorificenze. Che cittadinanza gli togliamo?».
C’è un profondo significato di antifascismo alla base di quella votazione, lei dovrebbe saperlo.
«Questa storia è una strumentalizzazione politica e basta. Visto che siamo vicini alle elezioni, qualcuno si fa propaganda. Io invece la campagna elettorale voglio farla dicendo che contributo darò alla città».
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Ce l’ha con Cannito che l’ha proposta?
«Cannito è in consiglio da 15 anni, come mai ci pensa ora? E gli altri consiglieri perché non l’hanno proposta due anni fa? Io in 5 anni ho portato avanti i miei valori e mi sono contraddistinta per questo, ho votato anche atti 5 Stelle o Pd perché ritenevo che fossero funzionali ai cittadini».
Ma le era così innaturale votare contro quella delibera del 1923?
«Ripeto: non partecipo a questa partita strumentale. Dopo aver tolto la cittadinanza a Mussolini, dove sta il vantaggio dei cittadini?».
Ha letto l’enfasi della delibera in cui si conferiva la cittadinanza al Duce?
«Certo che l’ho letta. È scritta a mano. Ha visto com’è bella?».
Scusi, in che senso?
«Una delibera in una calligrafia così chiara è un documento di valore storico. È bella a vedersi».
Sta forse pensando di incorniciarla?
«No, non ci farò un quadro. La terrò nel mio archivio».
L’Italia era appena entrata nel Ventennio: era quasi un atto dovuto dare la cittadinanza a Mussolini...
«Ci fu l’unanimità, chi allora era in consiglio ha ritenuto importante quel conferimento».
Consigliera, non sarà mica nostalgica?
«Come faccio ad esserlo? Non ero ancora nata».
Ma che ne pensa di quel periodo?
«Ho le mie idee e i miei valori. Ma la mia scelta di non votare non c’entra nulla con questi: anche se ci fosse stato da togliere la cittadinanza a Gramsci o al politico più a sinistra dell’estrema sinistra non avrei partecipato alla votazione».
Per la proposta di intitolazione di via Grande a Che Guevara però si comportò in maniera diversa...
«Certo, mi sono ribellata: quella non era una persona degna di avere una strada dedicata in città, con i crimini di cui si è macchiato».
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