Il Tirreno

Livorno

In via Ebat un magazzino stupefacente, trovati 830 chili di droga: arrestato operaio

Matteo Scardigli
In via Ebat un magazzino stupefacente, trovati 830 chili di droga: arrestato operaio

Il controllo della polizia dopo una segnalazione anonima, il carico sequestrato ha un valore di due milioni di euro

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LIVORNO. Via Costanzo Ebat, traversa di via Montebello. In un garage come tanti (ce ne sono ben 30 sotto lo stabile al numero civico 27), divisi da pochi centimetri di cemento dai motorini, dalle bici e dagli addobbi natalizi riposti dagli ignari inquilini, fino a lunedì 7 c’erano 830 chili di droga per un valore complessivo di 2 milioni di euro. 564 chili di infiorescenze di marjiuana contenute in 23 involucri avvolti da cellophane e nastro adesivo, e 266 chili di hashish già suddivisi in panetti da 100 grammi l’uno. C’erano anche bilance e bilancini di precisione, oltre a macchine per confezionare sottovuoto.

Un vero e proprio deposito nascosto nel cuore di un quartiere “bene”, che le forze dell’ordine hanno scoperto in seguito all’arresto di un 35enne, Osmen Lika; originario dell’Albania ma cresciuto a Livorno, che lavora da anni in una ditta di impianti del territorio.

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A lui sono arrivati grazie a una segnalazione anonima fatta con l’applicazione YouPol riguardo a “uno straniero che ha una pistola e guida una Ford Focus grigia in zona Montebello”. Pochi elementi, che tuttavia gli agenti della 4° sezione della squadra mobile guidati da Valentina Crispi (arrivata dalla questura di Bagheria appena due mesi fa) hanno saputo far fruttare.

Ci è voluto un mese di pazienti appostamenti e lunghi pedinamenti, poi è scattata la trappola. La Focus grigia è appena entrata nel cancello di un condominio di via Ebat e il conducente sta facendo manovra per parcheggiarla nel garage sotterraneo, uno come tanti, distinto solo da un nastro rosso legato intorno alla maniglia. In pochi minuti l’uomo ha le manette ai polsi, e dal cruscotto dell’auto salta fuori la pistola, una Beretta modello 92 e una scatola con dentro 13 proiettili. Ma qualcosa insospettisce i poliziotti.

L’arma è troppo leggera, e dopo un secondo esame risulta essere una pistola giocattolo a cui è stato tolto il tappino rosso; le munizioni poi sono a salve. Gli agenti allora aprono anche il garage, e...

«Abbiamo dato un duro colpo ai rifornimenti di droga della città», dichiara il questore Lorenzo Suraci, che poi prosegue: «Continua la nostra lotta senza quartiere contro questi stupefacenti, di cui a Livorno si fra grande uso, e che – raccontano nelle comunità di recupero – rappresentano il primo passo verso la fine». La convalida dell’arresto è stata richiesta dal procuratore Ettore Squillace Greco in persona.

L’odore acre che emana dagli involucri è inconfondibile. L’aria della stanza della questura dove la droga è stata messa sotto sequestro, più di una settimana fa, ne è satura. I pacchetti sono confezionati in modo certo non amatoriale, e secondo gli inquirenti potrebbero aver viaggiato fino a Livorno dall’Albania.

Colpisce, oltre all’enorme quantità, il simbolo della doppia stella: «Non lo abbiamo mai incontrato prima nelle nostre indagini», conferma Crispi.

Sembra una puntata della serie culto Breaking Bad. Nel basso corridoio su cui si aprono i garage, i residenti (che chiedono l’anonimato) dicono al Tirreno di non aver mai sospettato nulla. Mai incontrata la signora , che sarebbe intestataria del vano auto(ma né lei né il figlio sono residenti nel palazzo), mai avuto a che fare con l’uomo. Mai notati personaggi poco raccomandabili bazzicare il palazzo perbene, mai visti furgoni, auto o altri mezzi di trasporto trafficare nei pressi della saracinesca. Solo i cellulari della polizia.

E lui, Osmen Lika, cresciuto a Livorno senza mai scontrarsi con la legge, fino al momento in cui scriviamo non ha parlato. Né all’atto dell’arresto né dopo, durante l’interrogatorio di garanzia, al termine del quale è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio e porto d’arma giocattolo senza tappo rosso. Si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ora si trova alle Sughere, dopo che il Gip ha emesso la misura cautelare personale della custodia in carcere.

Le indagini, scrive la questura, non hanno condotto all’individuazione di complici.


 

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di Redazione web