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In barca contro la Meloria: «Sospetti su traffici illeciti» - Video
L’allarme è scattato all’alba, lo skipper salvato dalla guardia costiera dopo essersi trasferito a bordo del tender: «Sono vivo per miracolo»
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LIVORNO. «Sono vivo per miracolo…». Queste le prime parole pronunciate in uno stentato italiano dallo skipper francese, spaventato e infreddolito, ieri mattina agli uomini della Guardia Costiera che lo hanno raccolto su un tender alla deriva nelle acque della Meloria, dopo che la sua barca a vela si era schiantata contro gli scogli alle prime luci dell’alba.
Ma su questa collisione-naufragio è subito scesa una cappa di incertezza, tanto che è stata aperta un’inchiesta. Sia sulla dinamica della collisione che avrebbe potuto far registrare un bilancio grave, sia perché gli uomini della Capitaneria pensavano che la barca a vela fosse affondata, come aveva riferito il naufrago con l’intento di depistare la loro attenzione, mentre invece era sempre a galla e ben visibile, sotto la Torre.
Tant’è che gli uomini della Capitaneria di porto adesso stanno eseguendo ulteriori attività investigative per chiarire come mai l’uomo stesse transitando con vele bordate in un’aerea dove la navigazione è vietata e anche per escludere che l’unità potesse essere impiegata per traffici illeciti. Insomma, su questo episodio è nato subito un giallo.
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Intanto c’è il danno: la barca, una stupenda Beneteau First 42 è ormai distrutta, irrecuperabile. Eppoi l’armatore dovrà pagare le spese del recupero che verrà effettuato forse oggi stesso da un pontone della ditta Neri (la barca non può stare a galla), perché _ dopo una ricognizione del gruppo subacqueo Setemars _ c’è anche il rischio inquinamento, in piena zona area marina protetta, in quanto le onde continuano a schiacciare lo yacht contro gli scogli e lo scafo rischia di spezzarsi in due tronconi, con il serbatoio del gasolio che finirebbe per riversare in mare decine di litri di gasolio.
Scarsa conoscenza delle Secche della Meloria, inesperienza e pure stanchezza e chissà cos’altro _ vista la piega delle indagini della Capitaneria _ sono alla base di questo grave incidente di mare per fortuna senza vittime. Sarebbe bastato che il timoniere avesse fatto sfilare il Faro alla sua sinistra, invece di infilarsi tra esso e la Torre, e niente sarebbe accaduto. Tra l’altro il Beneteau First 42 ha anche il considerevole pescaggio di 2,10 metri per cui certamente prima dell’impatto si è anche danneggiata la chiglia perché intorno alla Torre non si va oltre 1,5 metri di fondale. Lo skipper francese, 51 anni, al timone del First denominato “Le Chien” (il cane, in italiano…) ha raccontato che proveniva dalla Sardegna ed avrebbe voluto raggiungere il porticciolo di Marina di Pisa. Ma sulle Secche della Meloria è entrato in confusione. In quel momento navigava con randa e il fiocco messo a tormentina proprio perché c’era vento da sud-sud-ovest, mare formato, mentre il meteo stava per cambiare con forti venti da nord. Non avrebbe saputo spiegare per quale motivo s’è infilato tra Faro e Torre, però ha preso quella rotta e non è stato più in grado di fare correzioni. Il francese ha poi chiamato un amico pisano e questo – altro punto che non convince gli inquirenti – ha dato l’allarme alla Capitaneria.
Tra l’altro adesso gli uomini della Capitaneria dovranno anche accertare se lo skipper francese ha abbandonato la barca salendo sul tender prima dell’impatto contro gli scogli. Perché difficilmente avrebbe potuto farlo a collisione compiuta sotto gli scogli con la pressione delle onde.
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